Il ritorno allo sport (più di prima)
Il corpo umano dopo un intervento chirurgico è statico, scombussolato, rallentato, allo scopo di garantire almeno le funzioni vitali di base. Provavo un senso di realizzazione soltanto per riuscire a stare seduto sul letto, ad alzarmi in piedi appoggiato al girello o alle stampelle, ad andare al bagno in autonomia. Ecco i miei nuovi obiettivi.
Con il passare della prima settimana alcune funzioni come il sonno e la veglia ritornavano regolari. Ero davvero grato per questo. Ringraziavo l’universo per avere una possibilità.
Riuscire a stare in piedi, sostenere conversazioni, fare la spesa con le stampelle erano azioni che mi sfiancavano più di un’ultra in montagna. Ho sempre creduto nella fatica, perché ogni volta che sono riuscito a tollerarla e comprenderla mi ha portato ad un livello successivo.
Ero in un punto molto basso ma apprezzavo ogni piccola evoluzione come mai prima. Questa sorta di entusiasmo è una dinamo, fa attrito ma genera energia.
Lavoravamo sodo in fisioterapia con manipolazioni e piegamenti, massaggi drenanti per recuperare i gradi articolari. La bici sui rulli quasi mai usata ma appena sono riuscito a far girare i pedali ero sulla mia gravel.
Ho iniziato a nuotare in piscina appena una settimana dopo la rimozione dei punti, le prime camminate a passi incerti con la gamba destra che, appena sgonfiata, era la metà della sinistra. La contrazione muscolare del quadricipite la faceva tremare come una foglia.



Vivo attaccato ai boschi ed entrare in quell’ambiente mi faceva ricordare quanto era bello correrci, allo stesso tempo continuavo a ringraziare per poter essere già lì sulle mie gambe.
Spesso mi commuovevo e mi capitava di scoppiare a piangere. Emozioni forti ed allo stesso tempo liberatorie. Non mi vergognavo per nulla, anche quando mi succedeva in classe tra i miei compagni.
Passo dopo passo, una pedalata alla volta e tante piastrelle contate in piscina, esercizi nella palestra sul mio fienile mi facevano sentire più forte, più equilibrato. Iniziavo a sentire il controllo del mio corpo nello spazio e riprendere una routine di allenamento arrivò naturalmente.
Dalle prime settimane di movimento al primo mese ho adottato un metodo conservativo. Ore di allenamento e carichi progressivi hanno creato una base solida e rafforzato il mio mentale.
Quasi d’un tratto ho iniziato ad intuire la possibilità di fare di più. Per quelli come me, a cui piacciono le distanze, questo mood è il massimo! Ad inizio giugno le prime quattro ore di bici con sensazioni regolari dopo mesi e mesi, poi i primi blocchi di giorni consecutivi per aumentare i volumi e l’adattamento aerobico di base. Volevo solo divertirmi e per me il divertimento coincide con il fare qualcosa di utile verso i miei obiettivi. Il mio obiettivo, ora che sapevo di potere, l’avevo sentito dentro, era quello di recuperare un po’ di forma.
Dovevo imparare a farlo senza i piani cadenzati su Training Peaks verso un obiettivo preciso e calendarizzato ed il confronto giornaliero con Francesco, anche se lui ha continuato a dedicarmi tempo e consigli utili in tutto questo tempo.
Ho dovuto imparare a fidarmi nuovamente delle mie capacità proprio perché erano in fase di ricostruzione. La bici è stato lo strumento che mi ha permesso di tornare a sudare per ore.

Ricordo il giro da casa a Nizza con bagno finale, lì mi sono sbloccato. Il weekend successivo, dopo il secondo check a Vercelli, ho comprato una tenda monoposto ultralight Ferrino e sono partito per la Toscana in bikepacking.
Quante volte ho esclamato di gusto: “Quanto è bello pedalare!”, in realtà intendevo qualcosa di più! Quanto è bello stare fuori, quanto è bello raggiungere un posto con il mezzo delle mie forze, quanta soddisfazione nello stato di adattamento che crea la ripetizione, soprattutto se ami ciò che ripeti e per cui ti impegni con costanza.
Dopo il weekend in Toscana ho iniziato ad allungare le salite, ad avvicinarmi ai passi alpini.
I miei glutei diventavano forti e resistenti e tutti quegli addominali che facevo quando avevo le stampelle e solo quello potevo fare, mi stavano restituendo una posizione solida e attiva durante le pedalate. Il core è il centro di tutto!
Durante le uscite in gruppo mettevo il naso davanti ed iniziavo a tirare un po’ anche io. La mia forza rimane sempre la resistenza e ad un ritmo regolare portavo a casa uscite da sei o sette ore sopra i tremila metri di dislivello.
Per me tutto questo è come una droga. Quanto più la mia condizione fisica e mentale migliora tanto più mi impegno a migliorarla. Sono come i trattori che non hanno contachilometri ma conta ore.
Così facendo ho iniziato a sognare Les 7 Majeurs. Diversi confronti con il mio amico francese Alain, lo studio del percorso, della logistica, della tattica e le strategy nutrition, benché non fossi completamente adattato ad una completa nutrizione sportiva.
Ho chiuso 7 Majeurs (368km per 10.600d+ in bici) in 18 ore di bici e 19 ore e mezza in totale, da solo e senza assistenza il primo di agosto, a tre mesi e mezzo dal secondo intervento.
Ho pianificato L’Omomarto, ultracycling in Savoia di 386km per 10.400 metri di dislivello, per l’inizio di settembre e venerdì 6 l’ho terminata in 18 ore e 55 minuti in sella e 20ore in totale. Anche qui in autonomia e su un percorso che non conoscevo, strade che percorrevo per la prima volta
Ho scritto dei paper dove parlo di contesto, approccio, scelte tattiche, logistiche e nutrizionali di questi challenge. Li troverete nella sezione avventure di questo sito.

Nel frattempo ho ripreso a correre con regolare calma e otto giorni dopo L’Omomarto, il 14 settembre, insieme al mio amico Paolo (socio della spedizione in Marocco in bici), abbiamo scalato il Monviso in maniera sostenibile, partendo da Cuneo in bici con lo zaino da alpinismo veloce a spalle e chiudendo la giornata in 13ore 20 minuti in totale comprese le transizioni da bici a rando/trail. Per gli amanti dei numeri, sono 135km e 1500d+ di bici e circa 21km per 2500d+ tra trail e scalata.
Abbiamo ancora un obiettivo, quello di fine estate. Mentre scrivo lo stiamo pianificando e sarà possibile soltanto se il tempo atmosferico lo permetterà. Per cui non dico niente, chiudo qui l’articolo del blog e vado a dormire. Sono le 22:22 e domattina voglio allenarmi di corsa prima di andare a lezione. Sarò nel bosco per le 6:30, vedrò il giorno nascere e qualche animale selvatico e questi sono buoni motivi per andare a dormire presto, per il quale è meglio riposare.
Se tenteremo l’impresa, vi prometto che scriverò e condividerò con voi i pensieri che ci hanno guidato, il panning e le emozioni… Buonanotte!
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