Suole a terra. Ora corro!

Suole a terra:
Ho ripreso a correre!!!

Tra Gravel, bici da strada, ultracycling, usare la bici anche per i piccoli spostamenti quest’estate ho preso gusto alle due ruote.
In fondo basta mettere il body, prendere un antivento ed i carbo necessari per quante ore stai fuori. Montare in sella ed uscire a prendere il vento in faccia!
Ho fantasticato sul provare a lanciarmi in una competizione di ultra gravel ma una volta sceso dalla bici, nel giorno in cui uscivo sui sentieri per una o due ore di rando/trail mi ricordavo il motivo per cui avevo iniziato a correre…

Andare in bici non è complicato ma correre lo è ancora di meno.
Le complicazioni attorno al praticare questi tipi di sport, personalmente sono cosciente di auto costruirmele.
Riguardano le competizioni e le ambizioni ad esse connesse. La voglia di allenarmi, di evolvere e di scaricare tutto ciò che imparo a terra il giorno della corsa con il pettorale è un surplus motivazionale che devo gestire per far si che le cose vadano al meglio, per ripartire i giusti pesi alle situazioni e mettere il tutto in una prospettiva sostenibile.

Quest’estate di fatto sapevo che non avrei gareggiato, non avrebbe avuto senso affrettare le cose per rischiare delle ricadute e dopotutto ho maturato un maggior rispetto nei miei confronti.

Quando ho iniziato a passeggiare nei boschi con i bastoncini mi sono reso conto di quanto fossi lontano rispetto la confidenza che avevo sulle mie gambe prima dell’incidente.

Ho perseverato perché se una cosa mi è rimasta impressa in questi anni di endurance è l’insegnamento che ti lascia la costanza e la dedizione; costruire a piccoli passi e soprendermi di quanto sia possibile superarmi. A volte il limite è mentale, altre volte fisico e altre, invece, è di necessità. La necessità di dare il tempo che le cose tornino, qualcosa al di fuori del controllo ma comunque strettamente connesso al processo che declina in amore per quello che facciamo, focus sul momento, spazzare le aspettative e far si che le cose accadano quando sarà il momento.

Ero e sono ad oggi molto concentrato quando esco sui sentieri. La mia attenzione selettiva è lì per permettermi di evitare al massimo il rischio di ricadere e allo stesso tempo mi dona flow.

Paradossalmente nel ritorno allo sport non avvertivo paura a fare una discesa forte in bici, sfiorando a volte i cento chilometri orari, mentre invece l’impatto insicuro dei miei piedi a velocità dieci volte minori, a volte mi preoccupava.

Da inizio agosto la mia intenzione era di stare sulle gambe almeno tre volte a settimana. E così ho fatto. Spesso alternare bici e corsa mi creava dei piccoli fastidi muscolari o tendinei che risolvevo con degli auto massaggi, olio e pomata all’arnica. Dolori di adattamento che percepivo comunque benigni. In questo periodo ho scoperto come corsa e bici alternati possono donare varietà e poca fatica marcata su determinati gruppi muscolari. Finalmente il mio corpo e la mia anima tornavano d’accordo facendomi capire che avevano voglia di muoversi al ritmo della corsa.

Ho mollato i bastoncini a metà agosto ed il nuovo piano era correre per un’ora o un’ora e un quarto al massimo senza forzare le sensazioni. Bisogna imparare a decifrare i segnali e capire da che punto di noi provengono. Ero soddisfatto nel rispettare questo programma soprattutto nella tolleranza che avevo stabilito.

Dopo l’Omomarto ad inizio settembre, invece mi sono impegnato a ridurre i volumi in bici per fare spazio alla corsa. Mi sentivo davvero in forma sulle due ruote e metterla un po’ da parte devo ammettere che è stata dura. 

Il nuovo challenge consisteva nell’alternare un giorno di corsa da un’ora ad un’ora e mezza ad un giorno di attività alternativa. Tutto questo è stato da subito sostenibile e per aggiungere un po’ di fatica sulle gambe ho provato ad inserire delle sedute di trail a giorni consecutivi.

Tutti i miei progressi sono su TrainingPeaks il mio prezioso diario di allenamento che condivido con il mio allenatore Francesco.

L’1 ottobre ho festeggiato il “giorno 1” anniversario post infortunio ed il 3 ottobre sono stato in ReAction per una batteria di test specifici atti a valutare lo stato di forza attuale, l’attivazione muscolare, neuromuscolare per capire se i parametri tecnico-scientifici fossero in linea alle mie sensazioni.

Dopo un pomeriggio di balzi con sensori, rilevamenti, test di caduta e altre valutazioni, il risultato è che sono idoneo a ritornare in gioco con un piano di allenamento strutturato.

Leggere i valori di questi test e saperli interpretare è davvero complicato ma grazie all’enorme competenza di Francesco sono riuscito a capire quali sono i lievi scompensi a cui lavoreremo con esercizi di rinforzo a secco. 

Sono soddisfatto del punto in cui mi trovo e motivato a lavorare alla mia seconda chance!


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