Sono appagato dall’Endurance Trip in bikepacking. A livello aerobico ho totalizzato 157 ore di allenamento in poco più di 20 giorni. 4.215km e 55.200 metri di dislivello con la Gravel e le borse. Mica male! Sarebbe stato difficile replicare un volume simile attorno a casa…
La sera del 3 novembre sono arrivato a Valgrana e il lunedì mattina mi sono infilato le scarpe per un’easy run di un’ora. Mi mancava correre. Avevo bisogno di appoggiare i piedi a terra, sentire la cadenza degli impatti, muovere il mio corpo nella sua interezza, provare i doms da corsa.
Su Training Peaks il piano era pronto. Ho sentito Francesco durante il viaggio, avevo il power meter sulla Gravel e tutto il carico di allenamento e la relativa fatica indotta da quei chilometri l’ho condivisa con il mio allenatore.
Ho costruito un grande adattamento aerobico di base, mi sento solido, non ho fastidi o infiammazioni e, soprattutto, sono motivato a riprendere. Finalmente ritorno ad allenarmi in maniera strutturata verso un obiettivo. La mia salute è stabile, possiamo sviluppare gli adattamenti utili a performare.


Mentre scrivo mi emoziono ancora…
So quanto ho voluto questo momento!




Il focus di questo primo blocco è lavorare sul condizionamento muscolare per colmare quel piccolo gap che rimane tra gamba operata e gamba sinistra. Contestualmente dovrò adattarmi agli impatti e questo avverrà in maniera conservativa e graduale. Vogliamo ridurre al minimo tutti i possibili rischi di infortuni. Utilizzerò ancora la bici per sessioni di recupero e uscite aerobiche un po’ più lunghe.
Ho ripulito la mia palestra sul fienile. Ci salgo da una scala a pioli, non ha riscaldamento, affaccia su monte Tamone in Valle Grana. Mi riscaldo 10’ correndo, un circuito ad anello di 2km spaccati, un giorno lo percorro in senso orario, un altro in senso antiorario.
Diverse volte inizio nel buio della mattina, il lume della frontale e il vapore dei miei respiri. Tengo i guanti fino a metà allenamento, la ghisa è un blocco gelido. Mi piace così. Senza stress logistici, a contatto con l’esterno, il luogo in cui amo vivere. Il sole spunta quasi sempre verso fine allenamento, sorge forte ed infuocato, come il mio entusiasmo in questo processo.
Corro con il sorriso ed eseguo ogni esercizio con concentrazione e convinzione mai avute prima. Penso che questa sia una ricaduta positiva dell’infortunio. Essere così presente, per me, è dare valore a questo momento e se lo faccio con questa profondità, il motivo inizio a comprenderlo.
Sono tornato anche sui sentieri. Brevi endurance run di 1h e rando/trail di 20/25 km con qualche migliaio di metri di dislivello.
Il rando/trail è il mio modo preferito per definire questo allenamento molto importante. Camminata alternata a corsa nei pezzi scorrevoli. Per chi fa trail sulle lunghe distanze allenarsi anche a camminare è importante perché in un trail lungo sicuramente si incontreranno tratti in cui bisogna camminare e l’allenamento è il momento in cui si possono simulare contesti simili e abituarsi ad essi.
Le mie rando/trail in questo momento prevedono un sovraccarico di 5kg e l’utilizzo dei bastoncini come aiuto nei tratti ripidi in salita ma soprattutto in discesa. La zavorra è un sacco di plastica recuperato con della terra presa dall’orto. Si adatta bene alla schiena, è morbida e trattiene anche il calore negli allenamenti quando fa freddo.



Routine. Ho bisogno di consistenza e di continuità. Il miglior modo per sviluppare questo lavoro è sapersi costruire una routine sostenibile.
Le abitudini mi hanno sempre spaventato perché le intendevo come un appiattimento all’evoluzione. Probabilmente sto evolvendo io, imparando a contestualizzare e scindere quelle propedeutiche allo sviluppo da quelle pericolose.
Sto costruendo tanto in questo momento e sono pienamente coinvolto in questo.
Il training, i progetti, di qualsiasi natura siano, hanno bisogno di obiettivi per avere un punto di inizio, intermedi e un punto di arrivo. Serve impostare per poter valutare in maniera critica e costruttiva cos’è andato o cosa dovevamo ancora apprendere per poterci migliorare. L’aspettativa del risultato è più piccola adesso. Mi sento più capace a dare spazio alla creazione, mi sento più coinvolto nell’istante.
Coinvolto nel processo e coinvolgente, questo è ciò che noto. Sicuramente più leggero ma anche più determinato.
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