Endurance trip 2024

quando, dove, come, perché, cosa…

Lo pensavo, lo dicevo ma non lo pianificavo. In fondo avevo voglia di viaggiare in bikepacking ma non per forza dovevo incasellare un viaggio come se fosse un appuntamento. Sto sperimentando che le cose possono accadere anche senza una rigida pianificazione. Volevo andasse così, come accadono certe cose quando i pianeti si allineano…

Avevo iniziato a vivermi i momenti in maniera diversa a partire dal post infortunio…

I miei valori riguardo al viaggio oggi sono fortemente radicati: sostenibilità, ecologia, muovermi a mezzo umano quanto più possibile. Quando parto lo faccio così e, in qualsiasi posto mi dirigerò, sarò felice per via di questo stile.

Tra gli impegni della mia vita si è aperta una finestra di tempo poco più corta di un mese intero, dalla prima metà di ottobre alla prima settimana di novembre. Tra il corso di formazione che stavo frequentando, il successivo esame e i primi semi che stavo gettando verso la futura stagione agonistica di trail running.

Ho impostato la data di partenza la settimana prima che avvenisse. Volevo partire tra il 7 e il 9 ottobre, nel primo giorno di tempo asciutto. Pochi giorni prima ho preso un forte raffreddore ed è stato il motivo per cui ho deciso di mettermi in viaggio mercoledì 9.

Nel frattempo stavo contattando alcuni Warmshowers per trovare sistemazioni sul percorso che avevo pensato.

La mia idea era quella di puntare al Portogallo. Senza la smania di arrivare ma soltanto di dirigermi verso. L’ambizione sarebbe nata strada facendo… Il bello del viaggiare in bici è l’avventura quotidiana, il viaggio, le situazioni più che la meta. 

Dirigendomi verso il Portogallo volevo passare per i cammini sacri di Le Puy en Velay (Francia), il Cammino di Santiago (Spagna) e continuare sul Cammino Portoghese nel caso fossi arrivato fin là. Non sono particolarmente credente e ancor meno religioso ma la dimensione di condivisione e convivialità è un valore che reputo importante e che cercavo in questo viaggio. Inoltre, pernottare negli albergue municipali lungo i cammini, mi avrebbe permesso di viaggiare abbastanza leggero evitando di portare tenda e materiali per il bivacco.

Il bikepacking permette di avere con sé solo il necessario ancor più dal momento in cui si opta, come nel mio caso, per un setting “fast&light”. Adoro questo e lo trovo formativo per la vita perché è un mindset che riporto nel quotidiano. Le borse devono essere ottimizzate al massimo, le cerniere faticano a chiudersi, la roba va ordinata e piegata, arrotolata senza minimi spazi liberi. Mi piace muovermi veloce e godere della guida della bicicletta, fare le salite a buon ritmo e lasciarla scorrere in discesa. Voglio agilità durante queste avventure sportive, in fondo arrivo dal ciclismo su strada e quei momenti là impattano ancora sul mio presente.

Idealmente cercavo queste situazioni nel viaggio:

Creare una grande base aerobica per la futura stagione alimentando la motivazione spostandomi verso luoghi nuovi e sconosciuti, stando in bici tutta la giornata;

Espormi a situazioni in cui avrei dovuto arrangiarmi per riparare la bici e imparare a cavarmela dal punto di vista meccanico;

Fare lunghe giornate da solo sui pedali entrando così nella mia bolla che si crea soltanto quando posso avanzare al ritmo che preferisco quindi nei range aerobici alti, senza troppe pause, interruzioni e tempi morti durante l’attività;

Occuparmi totalmente della logistica quotidiana senza aiuti esterni e tenere traccia di tutte le spese per renderlo il più economico possibile (scelta di stile, non necessità)

Sistemarmi per la notte in strutture condivise dove poter conoscere persone di culture differenti e condividere in pochi istanti le nostre vite e il viaggio. In questi momenti uscire dalla bolla e connettermi a un’umanità variegata e allo stesso tempo unita per il fatto dell’essere in viaggio.

Ho fatto una lista del materiale, l’ho posizionato al solito posto di quando decido di intraprendere un’avventura che richiede organizzazione. Il pavimento gommoso colorato della mia stanza è il posto giusto per questo. Lì riesco anche a vedere cosa manca perché di solito inizio a preparare la roba almeno due o tre giorni prima di metterla nelle borse. Ci passo davanti più volte ed elaboro sempre qualche modifica, talvolta semplificando e togliendo oppure aggiungendo qualcosa.

Uno dei momenti più emozionanti è la partenza: lasciare il comfort, muovere le prime pedalate, smettere completamente di pensare alla destinazione troppo lontana per una persona su una bici e finalmente concentrarsi sulla direzione, sulla pedalata, su come sta il corpo e su quali sono i pensieri. Parlo tanto a me stesso mentre viaggio, a volte mi chiarisco altre mi ingarbuglio la mente. Trovo tutto questo molto evolutivo.

La mia partenza è avvenuta in un mercoledì qualunque di una settimana di autunno inoltrato. Ho bevuto l’ultimo caffè con Marco, nella sua stretta di mano tutti gli auguri sinceri perché facessi un buon viaggio.

Mi piacerebbe ci abbracciassimo di più nella nostra famiglia ma semplicemente non é abitudine. Quegli abbracci che a volte, spesso, ho dato a perfetti sconosciuti durante questo viaggio mi fanno ricordare di quanto ne ho bisogno…

A Caraglio mi aspettava Claudio e via veloci verso il bar pasticceria Agnello a Demonte per la colazione. La mia gamba girava bene e a ogni colpo di pedale, a ogni goccia di sudore, il raffreddore passava, la voglia di muovermi verso la direzione che avevo scelto era così grande da offuscare i dolori di adattamento dei primi giorni e farmi avanzare attraverso la Francia.

Già il terzo giorno ero alle prese con la meccanica, ho risolto delle problematiche senza sapere come avessi fatto e questo mi preoccupava ancora di più. Però riuscivo ad avanzare e di tanto in tanto passavo da qualche meccanico per assicurarmi che fosse tutto ok o che almeno potessi avanzare. Sono partito con una bici cigolante e sono tornato con lo stesso cigolio. Nel giorno in cui sono riuscito a farla smettere, sul finale di giornata, dopo circa 200 km, alle porte di Lisbona, i problemi più grandi! Ho imparato a prendermi cura di lei, la mia bici. A dedicarle tante attenzioni perché mi permetteva di avanzare e io dovevo restituirle qualcosa. A volte un’attenzione in anticipo può evitare un problema, questo è un principio universale.

In questo viaggio mi sono maledetto e benedetto. Sono stato molto concentrato e mi sono goduto anche i momenti complicati grazie al fatto della consapevolezza di voler sperimentare quelle situazioni. Mi ha restituito resilienza e aumentato lo spirito di adattamento. Adoro l’essere disposto a tanto per provare a raggiungere qualcosa che ho a cuore, posso spogliarmi fino all’essenziale, dove incontro la mia essenza. Ho riportato questa capacità di assorbire lo stress fisico e mentale anche nel training, nelle situazioni del quotidiano inteso come vita “canonica”, quella che per me è incastro di allenamenti, progetti ecc.

Provando a tornare in maniera eco-sostenibile sia per l’ambiente che per le mie tasche, ho optato per il Flixbus Lisbona-Madrid e il treno Madrid-Girona. E’ stata la giornata più faticosa dell’intero viaggio! Durante questo tragitto un unico pensiero: “A Girona mi rimetterò in bici e se lei me lo permetterà, tornerò a casa con le mie forze”. Così ho fatto. Sedendomi sul sellino, davanti a me circa 700km verso l’Italia, ho ritrovato la mia comfort zone.

Ho visto un bruttissimo incidente proprio davanti a me il terzultimo giorno di viaggio. Una collisione frontale tra un’auto e due ciclisti. Ho provato un’emozione di vuoto enorme per tutta la giornata, la mia attenzione era altissima e complicata a livello nervoso. Ho riflettuto tanto sull’ambiente stradale e su come dovremmo essere responsabili per noi e un po’ anche per gli altri, su come gli incidenti possano innescarsi da dinamiche anche banali e sul fatto che nessun torto o ragione potrà restituire ossa intere o vite umane. E’ difficile accettare alcuni fatti, soprattutto quando ti toccano da vicino e il pensiero di averla scampata non ti solleva per niente. E’ come se avessi sentito un po’ del dolore di quel ciclista a terra, inerme senza coscienza.

Quella sera, fortunatamente, a Tolone mi ha raggiunto Pol, l’amico con cui ero andato in Marocco. In due ci si motiva, ci si solleva, è più facile proiettarsi verso qualcosa di più leggero e noi pensavamo alla traccia del giorno dopo, verso la Costa Azzurra. Abbiamo bivaccato sotto una tettoia a Latte di Ventimiglia, trovando un materasso di recupero buttato in un magazzino e il poncho che avevo recuperato a Burgos da un pellegrino che l’aveva donato, trovandone il suo impiego: calzava come lenzuolo perfetto. Mai dire mai nella vita…tutto può tornare utile.

Negli ultimi tornanti del Colle di Tenda portavo con me due emozioni contrastanti: appagamento per ciò e per come avevo vissuto in tutti quei giorni e nostalgia perché questo trip stava finendo.Ho imparato che le cose possono accadere senza forzare troppo. Serve il sogno, il pensiero, la direzione, la predisposizione e poi mettersi alla guida. Imparare a chiedere con intenzione. Quando sei esposto con una bici e tutto il tuo mondo attaccato a essa  in giro per l’Europa, puoi trovare situazioni di accoglienza familiare anche a migliaia di chilometri da casa. Riportare questa fiducia anche qui mi ha fatto capire che, a volte, con maggiore intenzione a cause forti posso ottenere effetti migliori.

Questo viaggio nei suoi 4.215 km e oltre 55.000  metri di dislivello ripartiti in 157 h di endurance in bici mi ha restituito solidità e caparbietà fisica. Oggi corro senza problemi o fastidi di alcun genere e sono in grado di assorbire grandi settimane di allenamento recuperando in maniera molto prevedibile e veloce.

Ho sempre prediletto un’ alimentazione piuttosto bilanciata e abbondante. La sera sceglievo di fare la spesa e di cucinare per cena mentre l’avanzo sarebbe servito per il giorno dopo. Anche in bici mangiavo regolarmente e ricordo di aver avuto soltanto un paio di cali di energie in giornate particolarmente lunghe, oltre le undici ore e con condizioni metereologiche complicate. Conoscendo i paradigmi per uscire da queste “crisi” e saperle interpretare senza troppe preoccupazioni mi ha permesso di uscirne in qualche manciata di minuti. Esperienza appresa e che torna utile in un ultra trail in montagna come in viaggio.

Le percezioni del tempo e dello spazio cambiano dopo pochi giorni perché il viaggio è così totalizzante da assorbire completamente le energie fisiche, mentali ed emotive. Ma questo è anche terapeutico perché naturalmente si usa meno il cellulare, si sta più tempo all’aria aperta e si attraversano porzioni di mondo del tutto nuove a una velocità che ti permette di cogliere abbastanza dettagli. 

Non ho idea di quale sarà la prossima direzione ma so che mi piace partire da casa, come per un semplice giro in bici.

Se semplifico partendo dal pensiero, vivo e realizzo con maggiore facilità. Percepisco maggiore agio in queste esperienze e quindi mi sento pronto ad aumentare la complessità del viaggio.

Cambiando direzione o stile si fa presto ad avere tanti nuovi input da gestire.

Il fulcro sta nell’essere predisposti ai “disagi evolutivi” e almeno un po’ coscienti delle situazioni che si vanno cercando, con una buona dose di motivazione ad affrontarle perché si presenteranno, prima o poi, momenti da gestire praticamente o mentalmente per avanzare.

Ciò che restituisce viaggiare in questo stile è enorme, impossibile decifrarlo nell’immediato e comprensibile soltanto con il passare del tempo, nel sedimentarsi delle esperienze vissute…

ricordi di viaggio…

1^ notte in Albergue Municipal

Le Puy en Velay (FR)

Hospitaleros Juliana

Sul Cammino di Santiago (SP)

Alba nelle Mezetas

Tra Burgos e Leon (SP)

Tram al Tramonto

Lisbona (PT)


Commenti

Lascia un commento