Un venerdì di fine gennaio sono partito in direzione Campan, un piccolo paese nel dipartimento degli Haute Pyrénées, tra Bagnères-de-Bigorre, il Col du Tourmalet e il Col d’Aspin. La mattina del 25 gennaio era luminosa e il Monviso rifletteva la luce calda dei primi raggi di sole. Il navigatore segnava 807 km: la distanza tra me e la famiglia Jumere. Stavo guidando verso i Pirenei per un blocco di gare di sci alpinismo, con l’obiettivo di concentrare tre o quattro competizioni in poco più di due settimane.


L’Arrivo a Campan
Il mio amico Alain è stato il ponte tra me e la famiglia Jumere. Wilfrid, meglio conosciuto come Willy, è il suo storico co-equipier: insieme hanno corso e vinto tantissimo. Alain ci ha messi in contatto per partecipare a una competizione in team a St. Lary Seulan, la domenica successiva al mio arrivo.
La decisione di affrontare il lungo viaggio era giustificata dalla densità delle competizioni in programma:
- Domenica 27 gennaio: gara a coppie a St. Lary Seulan (poi annullata).
- Sabato 1 febbraio: Hard’Iden Blanc.
- Domenica 2 febbraio: individual di Val Louron.
- Domenica 9 febbraio: individual a Bourg d’Oueil, organizzata dal gruppo sportivo Luchon Haute Montagne.
Ottimizzare gli spostamenti è per me essenziale, sia per un discorso ecologico che di sostenibilità personale. Se avete letto altri miei articoli, sapete già quanto la semplicità logistica sia una parte chiave del mio approccio atletico.
Dopo dodici ore di viaggio tra strade provinciali e autostrade, sono arrivato a Campan al calare del buio. Willy e la sua famiglia mi aspettavano con una cena squisita: la prima di una lunga serie.
L’accoglienza della famiglia Jumere
Ero stanco. Guidare mi prosciuga sempre, più per la posizione statica che per la tensione nervosa. Appena arrivato, Willy mi ha dato la prima notizia: la gara di domenica era stata annullata a causa del vento forte e delle condizioni pericolose. Fortunatamente, avevamo già un piano: avremmo sfruttato il weekend per allenarci in sicurezza alla stazione de La Mongie. Il solo pensiero di aver fatto tutto quel viaggio per stare fermo mi avrebbe fatto impazzire, ma Willy e io eravamo già sulla stessa lunghezza d’onda.
Non avevo programmato un alloggio per le settimane successive, ma ero tranquillo: il mio van era pronto all’uso, come tante altre volte. Ma ancora una volta, l’ospitalità ha sorpreso la mia vita da atleta errante. Loetitia, moglie di Willy, durante la nostra prima cena mi ha offerto di restare con loro per le settimane a venire. Non ho esitato nemmeno cinque secondi prima di accettare.
La famiglia Jumere è un piccolo universo. Loetitia, psichiatra, Willy, atleta e appassionato di outdoor, le figlie Paloma e Ainoa, ognuna con una personalità vivace e sportiva. E poi Stella e Bernard, i genitori di Willy, con un’energia che smentisce la loro età.
Grazie per avermi accolto nella vostra squadra. Per me siete stati esempio e ispirazione.

Willy

Loetitia

P/A

Bernard
Allenamenti e Prime Gare
Seguire un atleta esperto come Willy significa imparare per osmosi. Il nostro primo allenamento insieme è stato estremo: durante un esercizio di intensità, le raffiche di vento mi hanno fatto cadere due volte in salita. Ma l’abbiamo portato a termine. L’intenzione è una grande forza, e l’essere insieme è una motivazione enorme.
Dopo una settimana di maltempo, il primo sabato di febbraio arrivò finalmente l’alta pressione. Siamo partiti per Luz Saint Sauveur per una gara serale: 10 km e 800 metri di dislivello. Willy e io abbiamo vinto, tagliando il traguardo insieme, mano nella mano. Non c’era tempo per le premiazioni: ci siamo cambiati sul van e siamo tornati a casa per una doccia e un boccone di cena.
Il giorno successivo, individual di Val Louron. Un percorso tecnico di 1400 metri di dislivello, reso ancora più impegnativo dai continui cambi di assetto. Una giornata perfetta, rovinata solo da un errore di percorso. Il tracciato era stato modificato all’ultimo e, tra ripetizioni dello stesso passaggio e altre gare in contemporanea, mi sono confuso. Ho fatto un giro in più, trasformando la gara in un ottimo allenamento. Un’esperienza che mi ha insegnato che nello sci alpinismo bisogna avere “tre occhi” sempre aperti.





Avventure Extra Gara
Lunedì Willy mi ha proposto di andare a vedere le palombe, uccelli migratori in viaggio dalla Russia. All’alba, con caffè e baguette nel thermos, siamo partiti verso casa di Philippe e insieme abbiamo raggiunto la capanna mimetica nascosta nel bosco. Abbiamo acceso la stufa, mangiato omelette, paté e salumi fatti in casa. Una mattina fredda e intensa, non erano con noi Ors e Hera, i pointer di Willy, ma con loro abbiamo recuperato nei giorni successivi portandoli a correre nei boschi sopra Campan.
Bagnères-de-Bigorre: Village di Tranquillità e Accoglienza
Bagnères-de-Bigorre è una cittadina a misura d’uomo, dove il tempo sembra scorrere con un ritmo diverso. Qui si percepisce una tranquillità rara, fatta di piccoli gesti e di sorrisi spontanei. Le persone sono accoglienti, rilassate, pronte a scambiare due parole anche con uno straniero di passaggio.
Oltre alla sua atmosfera serena, Bagnères offre tutto quello che un atleta può desiderare: grandi terme per recuperare le energie, una piscina comunale, diverse palestre e un parco perfetto per correre. Già alla mia seconda nuotata in piscina, mi hanno applicato la riduzione sul biglietto come se fossi un residente. Nessuno mi ha chiesto spiegazioni: bastava essere lì, parte del tessuto quotidiano della città. Un piccolo gesto che racconta bene lo spirito di questo luogo.
Nel cuore del paese, le case ricordano lo stile basco, con facciate e persiane di colori differenti. Ogni sabato, le vie del centro si trasformano con il mercato settimanale, che si sviluppa tra la grande zona coperta della Halle e le strade del concentrico. Qui si incontrano produttori locali con le loro specialità, dai formaggi ai salumi, fino al miele di montagna. Ma il mercato di Bagnères non è solo un luogo di acquisti: è un vero centro di incontro sociale, animato da bancarelle di street food che profumano di piatti tradizionali e sapori autentici.
Ed è proprio qui che ho fatto una scoperta inaspettata: il pane più buono di tutta la Francia. Crosta spessa, mollica compatta e un profumo che sapeva di legna e lievitazione lenta. Ogni sabato era diventato un rito: compravamo tre pagnotte, sempre le stesse. Una semplice, dal sapore puro e intenso per la colazione pre-gara. Una con fichi e nocciole, dolce e croccante al tempo stesso. E una alle noci, perfetta per il recupero e i giorni seguenti. Non era solo pane, era il nostro rituale, il gesto che segnava l’inizio del weekend e ci preparava mentalmente alla competizione. Forse era il contesto, forse il calore della gente, ma ogni morso aveva il sapore di un luogo in cui vale sempre la pena tornare.




Chez Octave: Un Hub per lo sport, la bici e la Montagna
Chez Octave non è solo un negozio di bici, né solo un ristorante. È un progetto visionario e rivoluzionario ideato da Rémy Laffont e portato avanti con la stessa passione dai suoi collaboratori. Appena varchi la soglia, capisci che è un luogo diverso, dove lo sport incontra la convivialità e la performance si fonde con il piacere di stare insieme.
Puoi arrivare in bici, lavarla, farla riparare o affidarla alle mani esperte di un meccanico professionista. Mentre aspetti, puoi salire al piano superiore, rilassarti con una cioccolata calda o uno dei loro cookies fatti in casa, seguire una gara in diretta sul maxischermo o semplicemente chiacchierare con altri appassionati.
Ma Chez Octave va oltre. Un altro piano più su trovi uno studio di biomeccanica per ottimizzare la tua posizione in sella, docce e spazi dedicati al recupero: massaggi sportivi, incontri con uno psicologo dello sport e persino una sala riunioni per eventi o incontri privati. Se vuoi semplicemente prenderti un momento per te, puoi salire fino in mansarda e rilassarti su un divano, circondato da cimeli autentici del ciclismo: maglie autografate, foto e aneddoti che raccontano la storia di chi ha scritto pagine di questo sport.
All’ingresso ti accoglie la statua di Octave Lapize, portata ogni anno in cima al Col du Tourmalet in un evento simbolico che richiama ciclisti da tutta la regione. E proprio il Rifugio Tourmalet, gestito anch’esso da Chez Octave, è un altro punto di riferimento per chi vive la montagna in ogni stagione. La connessione tra questi due luoghi – uno a Bagnères-de-Bigorre, l’altro sulla vetta iconica del Tourmalet – è il vero punto di forza del progetto.
Durante la mia esperienza qui, ho avuto l’opportunità di vivere questa realtà da dentro e di incontrare persone incredibili: Manu, biomeccanico e guida ciclistica con il suo tour operator, Pierre, atleta e collaboratore, e lo stesso Rémy Laffont, ex professionista di mountain bike e mente dietro tutto questo.
Che sia con gli sci d’alpinismo in inverno o con la bici da corsa in estate, la percezione di questi luoghi cambia con le stagioni, ma lo spirito di Chez Octave rimane sempre lo stesso: un punto di incontro per chi ama lo sport, la montagna e la condivisione di esperienze autentiche.

Un pomeriggio a Lourdes
Tra le parentesi della mia esperienza nei Pirenei, un sabato pomeriggio ho deciso di fare un salto a Lourdes. La cittadina non è distante da Campan e, pur non essendo particolarmente attratto da questi luoghi sacri di fama mondiale, mi è sembrata un’occasione per portare la famosa acqua santa a familiari e amici. Loetitia mi ha suggerito che questo fosse il periodo migliore per visitarla: pochi turisti, un’atmosfera più autentica e vivibile. Così ci siamo andati insieme, accompagnati anche da Paloma, una delle sue figlie.
La giornata era grigia e uggiosa, ma il tempo sembrava adattarsi bene al carattere quasi sospeso del posto. Ho camminato tra gli scorci più iconici della città: la maestosa cattedrale che si staglia sopra il fiume, la chiesa sotterranea dalle dimensioni impressionanti, la grotta con la sua atmosfera raccolta. Lourdes è un mix particolare, tra spiritualità e turismo, tra luoghi di preghiera e un lato commerciale inevitabile quando l’attenzione si concentra su qualcosa di così grande. Eppure, ho avvertito una sensazione di benessere in quel breve passaggio, come se avessi lasciato andare qualche peso superfluo. In fondo, anche questi momenti contano. Il giorno dopo mi aspettava la competizione, e dentro di me sentivo un’ulteriore dose di fiducia.




L’ultima gara in Haute Garonne
Domenica 9 febbraio, ultima competizione: individual di Luchon Haute Montagne con partenza nella piccolissima stazione sciistica di Bourg d’Oueil. Un inizio caotico: dopo dieci secondi ho perso la pelle di uno sci e mi sono ritrovato ultimo. Ho reagito subito, scalando posizioni fino a rientrare nella top 10.
Pensavo di avere la situazione sotto controllo, ma all’ultimo cambio ho frainteso la direzione della balise. Mi sono ritrovato nel vallone sbagliato, tra pini, cadute e un ruscello da attraversare. Ho perso minuti preziosi, ma ho ritrovato la traccia e chiuso in quinta posizione. Un’altra lezione da aggiungere al bagaglio.
Tornerò nei Pirenei
Lasciare i Pirenei non è stato facile. Non erano solo un luogo, ma un’esperienza, un legame. Per fortuna, tornerò presto. L’Altitoy mi aspetta, e con Willy formeremo una squadra pronta a salire e scendere, nella maniera più veloce possibile, ancora queste montagne.
Vi terrò aggiornati sul seguito delle nostre competizioni pirenaiche!



Lascia un commento