Dallo skialp alle scarpette
La fine dell’inverno segna ogni anno un momento di passaggio. Quest’anno è avvenuto tardi: l’ultima gara di sci alpinismo l’ho corsa il 6 aprile, e anche la settimana successiva ero ancora sugli sci ad allenarmi in quota. Poi, come ogni primavera, ho chiuso la stagione skialp e rimesso le scarpe da trail.
Sembra semplice, ma non lo è: ogni volta si riparte con un corpo diverso, efficiente in salita, lento in discesa. Il metabolismo è alto, la condizione aerobica c’è, ma la carrozzeria (muscoli, tendini, articolazioni) è tutta da “farsi”. Lo stesso colpo d’occhio su dove mettere i piedi, la confidenza nel lasciare andare vanno recuperati. Serve tempo per riscoprire il gesto, per riprendere confidenza con i materiali, i ritmi, la respirazione abbinata agli impatti. E questo è un lavoro di attenzione e ascolto, non di automatismi.
Dopo tre settimane di allenamenti ho preso il via alla One&1 run to camp insieme all’amico francese Yohan Viani. Un evento su due giorni per un totale di 72km e 4200m è stato l’occasione per capire i ritmi a cui avevo bisogno di riprendere confidenza. A fine maggio invece sono stato invitato a correre il GR73 a Cruet, dove ho scelto la gara da 76km e 5300m. Per via di un errore di percorso, quel giorno ne ho corsi 83 di km per 6200m di dislivello positivo e negativo. Posso essere sicuramente contento per il volume di allenamento della giornata anche se avrei voluto confrontarmi con i primi là davanti…




L’allenamento parte da casa (e col piede giusto)
Una delle scelte più naturali e potenti che ho fatto è quella di allenarmi, il più possibile, attorno a casa, in Valle Grana. Dopo essere rientrato dall’Ubaye, dove ho vissuto la maggior parte del tempo invernale e che inizio a sentire come una seconda base, tornare a correre sui sentieri “di casa” ha un sapore diverso.
È qui che posso costruire in modo costante, ridurre stress logistici e spostamenti, valorizzare i miei luoghi. Non ho bisogno di molti comfort ma la comodità della mia piccola casa vicino ai boschi è abbastanza. Un posto dove riposare bene le ossa, farmi una doccia subito dopo l’allenamento, cucinarmi ciò che preferisco. Allo stesso modo essere in Valgrana è un modo per sentirmi radicato, per trovare linee nuove nei sentieri già percorsi, per lasciarmi stupire da ciò che mi circonda ogni giorno.
Qui conosco ogni sentiero, la durezza del fondo, le pendenze e gli sviluppi ideali per le ripetute. L’adattamento alla corsa lo svolgo sempre tra bosco e media montagna, dove posso giocare su terreni morbidi fino a 2000 metri. Una risorsa preziosa, soprattutto nei primi blocchi di lavoro.
Kira: la scoperta di una compagna d’avventure
Non è il mio cane, ma è come se lo fosse. Kira è la compagna discreta, quella che si gode ogni corsa nel bosco con la stessa gioia contagiosa. Con lei ho costruito un rapporto fatto di gesti, respiri, silenzi. Nessun obbligo, solo la condivisione pura del movimento in natura.
Fatichiamo insieme senza lamentarci, ognuno nella sua bolla, talvolta uno più veloce dell’altro, con la fiducia reciproca che se avessimo bisogno, saremo lì, insieme. Poche moine e poche carezze quando siamo fuori: è proprio per questo che adoro il tempo con lei. Perché è autentico, semplice, selvatico.
Kira, anche quando è stanca, sa sempre tornare a casa. Senza GPS, senza tracce: è un animale estremamente intelligente, con un senso dell’orientamento sorprendente!

Il piacere dell’evoluzione anche nei fastidi della corsa
La voglia di migliorare, di capire, di evolvere… questa per me non è una novità ma da quando mi sono ripreso dall’infortunio vedo più nitide le fasi di ogni processo, mi sento più coinvolto in esso. Non ho mai cercato il “progresso” come fine, ma oggi lo vivo come un piacere profondo. Capire cosa succede nel mio corpo, adattarmi alla stanchezza, abituare l’intestino all’assunzione di grandi quantità di carboidrati durante l’attività, testare protocolli di attivazione come con la caffeina, dosare il sodio in base alle condizioni esterne: sono tutti dettagli che fanno la differenza e che mi incuriosiscono.
Inizio a percepire con più consapevolezza la differenza tra una scarpa e l’altra in base alla confidenza che sviluppo correndo, tra un ritmo e l’altro, tra uno stato di forma e un semplice “giorno buono”.
Ma non è tutto rose e fiori: all’inizio ci sono sempre i dolori da adattamento, le giornate in cui il corpo protesta, le infiammazioni dovute ai nuovi carichi da distinguere se benigni o maligni, i percorsi da scegliere con attenzione. La preparazione per le sedute lunghe richiede tempo, cura, pianificazione. Bisogna imparare a guardare in ottica di medio-lungo termine per ottenere gli adattamenti che contano, senza forzare e rischiare infortuni da sovraccarico.
Poi arriva il momento di uscire, quello in cui faccio partire il Garmin per una corsa di 6 ore o più… Quello è il momento… Il momento dove inizia l’avventura che ho desiderato, studiato e preparato!



Il team: apprendere, condividere, crescere
Ogni passo è anche frutto di un lavoro collettivo. Francesco, l’allenatore; Davide, il massaggiatore. Laura, la nutrizionista con cui ho appena iniziato a collaborare. Ognuno di loro è importante. Mi affiancano con competenza e attenzione, mi insegnano qualcosa ogni settimana, e io restituisco loro feedback precisi, tra dati e sensazioni sul campo.
Ogni confronto è uno stimolo, un pezzo in più verso la versione migliore di me. Lo sport mi educa ogni giorno. La dedizione non fa notizia, non affascina, un po’ come le prediche a messa. Ma a me piace. E mi sento fortunato ad aver aperto questo capitolo atletico e agonistico nella mia vita addentrandomi con tanta specificità.
A volte imparo sui libri, a volte a tavola, a volte discutendo tra una seduta e l’altra… Ma soprattutto là fuori, dove si fa davvero fatica. Quella fatica che mi scelgo ogni giorno. E che proprio per questo, vale di più.


Collab.: non solo sponsor, ma compagni di viaggio
Essere sostenuto da realtà che credono in me, nei miei progetti e nell’associazione mi dà forza. Dietro ogni logo non c’è solo un supporto tecnico o economico, ma un impegno reciproco: abbiamo scelto di lavorare insieme, con obiettivi condivisi e responsabilità chiare.
C’è un progetto, ma anche del lavoro quotidiano da portare avanti. Non si tratta solo di materiali, comunicazione o visibilità, ma di costruire e portare avanti una visione comune con lo sport che è un veicolo sano, sostenibile e formativo.
Rappresento questi brand, fiero di portarli con me, gara dopo gara, progetto dopo progetto come compagni di viaggio in questo percorso che ho scelto di vivere fino in fondo mettendolo al centro della mia vita.
Poter discutere con le aziende, condividere con il reparto tecnico il feeling o i bug di un prodotto che riscontro usandolo sul campo, anche questo è un lavoro. Trovo entusiasmante applicarsi per qualcosa che in futuro evolverà, migliorerà fino ad impattare positivamente nel modo di allenarsi, di performare, verso tutti gli utilizzatori.
Salute ritrovata e obiettivi all’orizzonte
Dopo un periodo difficile, tornare a stare bene è un dono. La salute è la base e senza essa sarebbe impossibile anche solo pensare alla performance. Oggi, invece, posso allenarmi con regolarità, puntare alla versione migliore di me, mettere nel mirino le gare che contano. E voglio onorare questa possibilità al massimo.
Lo scorso anno, grazie ai challenge ciclistici di ultracycling, ho intuito la mia naturale inclinazione verso le lunghe (lunghissime) distanze anche nel trail. L’amore per la montagna mi spinge verso competizioni articolate, dove non basta correre forte: bisogna anche saper stare in quell’ambiente per molte ore, gestire sé stessi, il mentale, il materiale e le energie.
L’obiettivo principale di questa stagione sarà il Tot Dret, la sorella minore del Tor des Géants, che si correrà il 16 settembre con partenza da Gressoney-Saint-Jean, in Valle d’Aosta. Tutte le altre gare saranno tappe di avvicinamento e verifica.
Un banco di prova importante sarà il Grand Raid du Guillestrois-Queyras, il 4 luglio: gara alpina, tecnica e lunga, nel cuore delle Hautes-Alpes.
Intanto cercherò di portare in alto i colori del Team Kailas (di cui faccio parte) in terra Svizzera. Due appuntamenti, il primo il 7 giugno alla Swiss Canyon Trail 81k e il secondo a fine agosto: Swiss Peak Trail 72k (gara che ho già corso diversi anni in differenti formati)
Ciò che mi attira nella preparazione a questo tipo di eventi non è solo l’obiettivo finale, ma tutto ciò che imparerò su me stesso lungo il cammino. Prevedo di attraversare, nel mese di luglio, le Alpi Marittime e Cozie con un lungo giro a tappe, spingendomi anche oltre il confine italiano. Sarà un’occasione per testare, osservare, adattarmi. E sicuramente, anche per raccontare.


THROUGH SPORT: un seme che sta germogliando
La nascita dell’associazione THROUGH SPORT è uno dei progetti più importanti di questo periodo. Richiede energia, visione e tanta organizzazione. Nessuna nuova attività è facile, spesso mi sento come dentro a un frullatore tra nuove nozioni e paradigmi da apprendere, ma ogni volta che torno a concentrarmi sul “perché” lo faccio, capisco che ne vale la pena.
Essere Co-founder e Ambassador di questa associazione è una forte motivazione, un modo per sperimentare nuove situazioni e conoscere contesti fatti di persone interessanti. A maggio, per esempio, sono stato ospite a una serata del Cuneo Bike Festival, ho potuto raccontarmi a giornalisti onesti che hanno saputo trascrivere in articoli leali e coerenti la mia visione e i valori dello sport in cui credo. Ho registrato in mio primo podcast insieme all’università di giornalismo di Torino e ci aspettano tanti appuntamenti dal vivo oltre che accompagnamenti sul campo.
Gratitudine selvaggia
Vivo in un luogo autentico, ancora selvaggio, che mi accoglie e mi educa ogni giorno. La natura qui è maestra e compagna: mi insegna il ritmo, mi ricorda cosa conta. Essere lontano dagli pseudo-comfort moderni è una scelta precisa. Qui trovo i colori forzi, gli incontri con gli animali, il silenzio, vita, connessione vera. E tutta questa bellezza, oggi, voglio condividerla.



*risorsa1: articolo Rivista Idea https://www.calameo.com/read/001740396858b0c83b199
*risorsa2: articolo sez. “Storie” IBCN https://cuneobikefestival.it/storie/davide-rivero/
*risorsa3: profilo strava Davide Rivero – i miei giri tra Marittime e Cozie
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