Albe e tramonti, sentieri e stellate: verso Tot Dret
Ormai da qualche anno, dai primi giorni di settembre, dalla mia casa di mattoni a Cavaliggi, sento i cervi che iniziano a bramare. Sono i primi giorni della fine di un’altra estate…
Che mesi intensi, pieni di momenti fuori! Ho visto tramonti meravigliosi, ho corso sotto cieli stellati, momenti in cui davanti a me avevo solo la bolla della mia frontale. Ho ingannato il sonno, ho corso verso albe calde, il sole di montagna che mi batteva in faccia pervadendo il mio corpo e scaldando il mio spirito nel risorgere dalla notte. Ho baciato le croci sulle vette delle montagne, ho depositato intenzioni che suonavano come preghiere…
Ho messo passi lenti e veloci, sono stato avvolto dalla fatica, mi sono sorpreso dalla rapidità con cui riuscivo a scrollarmela di dosso il giorno dopo, quando avevo dormito una nottata intera su un materasso comodo in un relax indotto dal mio fedele night restore (CETILAR).
Ho avuto paura prima di partire il pomeriggio o la notte verso l’alta montagna, ho deciso di farmela amica, di avventurarmi con lei verso qualcosa di nuovo: passi o vette selvagge a 3000 metri e oltre. Ho riportato distorti pensieri lontani e bui a piccoli gesti. Passo destro, passo sinistro. Era tutto ciò che contava! È così che mi sono fatto strada…
Ora, sull’orlo di questa estate, ho bisogno di scrivere memorie per fissare il valore di momenti così semplici, così pieni da rimanere con me per sempre oppure volare via in un soffio lasciando spazio ad altri.
In fondo so che ce ne saranno altri, perché so stupirmi per le cose naturali che, malgrado tutte le complessità del mondo, continueranno a esistere…




L’Obiettivo Tot Dret
Tot Dret mi ha dato una nuova direzione. È cambiato il mio modo di allenarmi: ho passato un periodo in altura, ho smesso di partecipare a competizioni dopo la vittoria al Gran Raid du Guillestrois di inizio luglio.
In realtà, sabato scorso, a dieci giorni dal mio obiettivo al TORX, ho attaccato un pettorale. Mentre sto scrivendo ho ancora i DOMs post SwissPeakTrail Marathon del 6 settembre. Ho partecipato a questa gara per fare un lungo un po’ più veloce, in compagnia degli avversari, per approfittare della comfort zone di un evento organizzato, rappresentare Kailas che era sponsor dell’evento, ritornare nel Vallese svizzero, sul lago di Léman, per godermi le luci del tramonto che flottano sull’acqua piatta, per farmi la solita nuotata della domenica dopo la corsa.
È andato tutto bene: ho finito 3°, dopo una bagarre a cui ho deciso di rinunciare in discesa per preservare la fatica degli impatti veloci ed evitare infortuni.



Dopo essere uscito con i piedi completamente massacrati dalla mia ultima gara di trail a inizio luglio, ho ripreso gli allenamenti poco convinto che avrebbero retto. Preoccupato, sono saltato sul lettino del Dott. Parola: mi ha forato le unghie dei pollicioni con ago e bisturi scaldati e mi ha consigliato un buon podologo al Centro Podologico Monregalese.
A inizio agosto ho incontrato il Dott. Ambruosi e, dopo una visita esaustiva e scrupolosa di oltre tre ore, ho collegato le mie sensazioni a un parere scientifico. Avrei dovuto curarli, ma avrebbero potuto farcela!
Così sono tornato al training ancora più convinto. Nei weekend di carico, lunghi training test, le sedute davvero importanti per la base di Tot Dret. Quando tutti dalla montagna scendevano, io prendevo il sentiero in salita. Partivo verso le tre del pomeriggio, correvo fino alle dieci di sera, tre/quattro ore di sonno e ristoro e via verso un’altra lunga uscita nel fresco buio della mattina seguente.



Tramonti e Sopralluoghi in VDA
Siccome si trattava di stare lunghe giornate in montagna, compresi momenti di notte, ho deciso di tracciare itinerari variegati tra le Alpi cuneesi. Una grande motivazione: conoscere passi e cime viste finora solo sulla Fraternali.
Due weekend dei blocchi di carico li ho dedicati al sopralluogo del percorso. A inizio agosto, insieme al mio amico francese Alain, siamo andati verso Gressoney St. Jean dove, dal pomeriggio del sabato, ho percorso il tratto Partenza – Alpe Gorza. Alle 3.30 della domenica mattina sono partito da Alpe Gorza fino a Ollomont. Ho messo in pausa la ricognizione e alla fine di agosto sono tornato con mio papà per concludere il tratto Ollomont – Courmayeur in una grande giornata in montagna, dove mi sentivo benissimo e ciò mi ha fatto ben sperare per il seguito.
Al pensiero di quanti tramonti e albe ho visto il mio cuore batte ancora forte. Ma ci sono stati anche giorni in cui ho preso pioggia e schivato temporali, lampi e tuoni scendevano sulla montagna, frastuono e paura: coscienza e intuito mi hanno permesso di andare avanti.




Il Mercoledì del Valore
Il mercoledì del valore è stato quello che ho corso in Valle Grana: volevo consacrare il periodo di altura tra il Colle Fauniera e la Gardetta con un lungo a contornare la valle.
54 km e 4.200 d+ in un tempo idilliaco: acqua, nebbia, umidità, gocce ovunque che mi hanno fatto capire quanta importanza ha per me questo gioco! Sentieri stretti e scivolosi, muccati dalle vacche, alcuni sono solo più pascoli, non esistono più se non su carta…
Quando sono arrivato al Rifugio Fauniera, ho preso la mia doccia alle 4 e mezza del pomeriggio, ho mangiato un piatto di farfalle riscaldate dal webasto, qualche biscotto secco e dalla finestra del mio van ho visto uscire il sole. Ho ringraziato per questo: la giornata era stata sfidante e avevo potuto imparare qualcosa.
C’era casino quella sera attorno a me, l’attrezzatura bagnata puzzava del sudore di una bella giornata di allenamento, ma nulla di grave: l’importante era averlo fatto. Nei piedi le calze di lana cucite da mia nonna, il webasto spingeva forte, giubbotto e cappuccio, vetri condensati. Ma tra quelle pareti di lamiera, nella fragilità della mia stanchezza, mi bastavo davvero in quel tempo lento e raccolto.

Vita in altura
In questo periodo sono stato davvero bene. Ho conosciuto dei pastori, incontrato una margara in gamba e piena di energia, scambiato qualche parola tutti i giorni con i lavoratori del Rifugio Fauniera.
Un paio di volte a settimana facevo quasi un’ora di mobilità/foam roller/stretching, ho trovato un buon metodo e brevettato una routine.
Mangiavo delle buone colazioni in altura. Andavo sulla Gardetta per le easy run e le sessioni di forza in cui usavo pesi naturali di pietra. Lassù, l’isolamento era totale da tutte le connessioni digitali: ogni giorno scrivevo il mio diario di altura dove annotavo dati e sensazioni, memorie ed emozioni, le ore di esposizione, ciò che mi attraversava e quello che coglievo da fuori.
Leggevo Hermane Hesse, lavoravo al PC di fronte al Rifugio. Se all’inizio di agosto ero restio a salire, ho poi trovato la mia pace, il mio equilibrio.
Tutti i giovedì scendevo a valle, pedalavo per tre o quattro ore, incontravo i miei a pranzo, ricaricavo il furgo, svuotavo il potti al Camping Roccastella e sentivo la montagna che mi richiamava.
Ho concluso l’altura con 26 notti di sonno sul mio van. Questo tempo è diventato la mia dimensione, in cui non faccio fatica ad entrare perché riflette i miei valori.




Spesso mi è capitato di focalizzare la peggiore proiezione delle cose ma l’esperienza mi dice di continuare a esplorare, rispettando i miei dubbi e le mie paure.
Quando sono motivato verso un obiettivo e lo perseguo in linea al mio essere, ogni momento acquista significato. Il punto è che meno spazio ho e più divento efficace. Ciò che ha valore rimane, il superfluo non esiste. E imparo a vivere veramente con ciò che mi serve: ho spazio per pensare, provo gratitudine per questo stile più essenziale e meno consumista.
Il Ritmo Ultra
Il ritmo ultra è un passo differente rispetto a quello che ho conosciuto finora per competizioni da 80/100 km. Non ho l’esperienza per sapere con certezza il ritmo esatto e questo è uno dei motivi in più per cui sono andato a familiarizzare con i sentieri in Valle d’Aosta.
Sono convinto che ogni gara di trail necessiti di una propria strategia ed è impossibile fare un paragone tra diverse competizioni tenendo solo conto dello sviluppo e del dislivello. Il terreno, il fondo, l’ambiente, l’altitudine, il clima, fanno una grande differenza!
Che Tot Dret non sarà una gara “scorrevole” lo si può intuire dalla densità di dislivello in rapporto allo sviluppo: oltre 10.000 metri in poco meno di 140 km.
Dunque la preparazione ha previsto lunghe giornate in montagna con grandi quantità di dislivello, uso dei materiali che porterò con me in gara, dai bastoni alla frontale. Un allenamento di forza importante anche sul tronco e sulla parte superiore del corpo: tricipiti, dorsali e pettorali serviranno a completare l’impresa delle gambe.
Aver percorso i sentieri di Tot Dret mi ha aiutato a intuire un ritmo, prevedere il giorno della mia corsa ed eseguire una preparazione logistica dettagliata.
Uno degli aspetti che naturalmente è uscito durante l’allenamento è una comfort zone con il passo camminata in salita, che mi piace alternare a brevi passi di corsa per tenere vivo il gesto ed essere pronto nei tratti di rilancio, anche quando corti.
Se chiudo gli occhi, posso immaginarmi là…


SwissPeakTrail Marathon pre Tot Dret
A tre giorni dalla gara Marathon di SwissPeakTrail mi sono chiesto perché l’avessi corsa.
Oggi, cinque giorni dopo, penso di intuirne l’utilità. Premesso di non aver dato il massimo sia fisicamente, mentalmente e tatticamente, è una corsa che ha lasciato degli strascichi nelle mie gambe.
Dopo i grandi blocchi a ritmo ultra, la fatica era di tipo generale e. Eseguire un allenamento così intenso rispetto al solito ha prodotto una fatica molto localizzata in alcuni distretti muscolari. Tuttavia, il ritmo ultra “addormenta” un po’ la parte veloce della corsa e, a posteriori, in questi giorni di brevi corse un po’ più intense, sento il beneficio di aver svegliato una parte di me che stava sonnecchiando.
In fin dei conti non ho avuto infortuni, ho centrato un bel podio, ho conosciuto nuove persone, sono entrato più in confidenza con Kailas: tutti aspetti che nutrono l’energia mentale. Sapere che ci incontreremo nuovamente al TOR mi motiva ancora di più.
Mentre scorrerò lungo i tratti più corribili come Champoluc o verso il Rifugio La Mogia, a St. Rhemy e verso Courmayeur, penserò a tutte quelle volte in cui ho corso un po’ più veloce, o almeno ci ho provato!



L’attesa serena
Sono appagato del lavoro fatto in questi mesi e ammetto di aver messo questa preparazione al centro della mia vita, soprattutto nel mese di agosto.
Ora che il mio senso del dovere è quieto, per la prima volta nella mia vita mi sto godendo l’attesa della start line in pace e serenità. Le giornate senza troppo carico di allenamento lasciano spazio ad altre questioni, tuttavia non metto ulteriore carne al fuoco e mi concentro su ciò che davvero è importante adesso.
Sto prendendo del tempo per leggere o per seguire delle persone che mi ispirano, per fare qualche piccolo lavoretto agricolo, occuparmi bene della casa, dei nostri piccoli animali che non ho frequentato per un po’ di tempo.
Questo distacco dalla montagna e dall’attenzione per l’esercizio e per il recupero sento che è benefico, perché so quanto è gratificante sentirsi carico e motivato, nel corpo e nella mente, di fronte a una grande giornata in montagna come sarà Tot Dret.

Filosofia e Metodo
La filosofia che sto sviluppando verso Tot Dret sento che è molto differente rispetto all’approccio degli anni precedenti. Probabilmente l’infortunio mi ha aiutato a relativizzare e sostanzialmente cerco di semplificare quello che ho deciso come obiettivo della mia stagione di trail.
È come se in tutti questi mesi avessi impastato una grande torta che adesso vorrei rifinire con una ciliegina e una candela.
Questo obiettivo per me è ambizioso, ma ciò che ho imparato nel tempo e ciò che farò nei prossimi giorni sarà definirlo chiaramente.
Cosa cerco in questo evento? Quali sono i miei punti di forza, i miei alleati? Eventuali minacce?! Dove sono rispetto al mio obiettivo? Questa è una parte del metodo Sfera, un sistema potente che, grazie a una coach, ho appreso e imparato a utilizzare.
Sarà comunque importante che io riesca davvero a sentire ciò che mi dico nella testa. Ad oggi, mi sento rilassato e questa serenità è un vantaggio in termini di energie che posso preservare per quel giorno.
Pare che il TOR sia la festa della Valle d’Aosta: incontrerò gente sul percorso, nei rifugi, ai ristori, tifosi… Sarà una situazione di comfort zone rispetto ai miei lunghi in compagnia soltanto della natura.
Questo mercoledì abbiamo fatto una riunione con la crew di supporto e spontaneamente ho narrato, scrivendo su un foglio bianco, l’esecuzione immaginata della gara. Una cosa che non avevo mai fatto prima e l’ho trovato un modo leggero prima di entrare nella precisione dei dettagli.



La Forza della Crew
Dalla fine del periodo di altura sono ritornato a valle e ho fatto visita a familiari e parenti. Ciascuno di noi ha le proprie vite e oltre le necessità, sono a favore del tempo di qualità.
Una parte fondamentale delle ultra è proprio la crew. Io ne ho una fantastica per quest’ultima gara stagionale. Credo che noi saremo una squadra che si muove organizzata per arrivare il prima possibile a Courmayeur.
Ecco che qui il trail diventa uno sport di squadra. Sono motivato a muovermi veloce anche per loro, mi danno energia quando so di incontrarli e so che posso essere vulnerabile con loro. Mi restituiranno qualcosa, energia sotto forma di incoraggiamento: incontrarli sarà il mio obiettivo tra una aid station e la successiva.
Insieme a loro potremo celebrare o capire eventuali errori e cose da migliorare, perché insieme c’è sempre uno scambio, una possibilità di confronto.
La crew stavolta è composta da Stefano, che ormai è il manager-ristoro, Laura alias nutrizionista sportiva con cui collaboro, mia mamma Lucia, Paolo amico operativo e compagno di avventure, Luisa e Rinaldo, mio papà.
Mi sento davvero fortunato ad averli con me!




Ultimo briefing con il Coach
Stamattina ho scambiato le ultime parole, l’ultimo confronto con il mio coach Francesco Chiappero di Reaction. Come sempre ha saputo rispondermi in maniera decisa e convinta, in virtù della sua grande preparazione.
Insieme sento che stiamo facendo le cose bene e, mentre corro in questi ultimi giorni, intuisco un po’ di più il senso della preparazione che ha pensato per questo nostro grande obiettivo.
Ho imparato a risparmiarmi un po’, forse l’ho già scritto, ma ripeterlo non è un male. Questa evoluzione è arrivata con il tempo e con l’esperienza che sto maturando come atleta. Non sento più il bisogno di testarmi sotto gara, benché ami spingermi un po’ oltre: l’ho fatto diverse volte quest’anno ma in momenti che ritenevo opportuni e con cognizione di causa.


Verso Gressoney
Nei prossimi giorni svolgerò gli ultimi allenamenti, finirò l’organizzazione e partiremo per Gressoney.
Il Tot Dret resta l’obiettivo di un percorso appena iniziato, un goal in cui capirò e impareremo tanto. Non voglio pensare oltre proprio perché sto amando questo coinvolgimento, ma so già che un dopo ci sarà e sarà sicuramente influenzato da questo processo.
Sono davvero felice di essere ritornato alla salute, allo sport, all’agonismo e di potermi mettere alla prova in nuove sfide negli ambienti in cui amo stare.


Lascia un commento