ThroughItaly

Endurance trip vacation attraverso l’Italia

Quest’anno ho deciso di rotolare verso il sud. Come la canzone dei Negrita che mi ha accompagnato la mattina, quando puntavo verso la Sicilia. Volevo il comfort del caldo, conoscere l’Italia e gli italiani, passare un tratto di via Francigena, dove avrei trovato situazioni simili al bikepacking trip dello scorso anno verso il Portogallo, in avevo pedalato sui cammini sacri: ostelli per la notte, pellegrini da ogni parte del mondo con cui scambiare qualche parola, condividere un po’ di cibo, salutarci il mattino successivo e probabilmente non vederci più… Buen Camino!

Ho settato la mia gravel come l’ultima volta ma quest’anno ha un nuovo colore, quello autentico dei suoi materiali. In primavera avevo scartavetrato la vecchia vernice in una meditazione sui luoghi e le esperienze in cui mi ha permesso di arrivare questa bici. Iniziavo a sognare il mio terzo endurance trip ma c’era una stagione di trail davanti; quella del ritorno.

Sono belli i sogni da chiudere nel cassetto sapendo che arriverà il tempo di tirare quella maniglia e provare a farli diventare realtà…

Il materiale che ho scelto di portare con me è lo stesso dello scorso anno, di molti anni fa, di viaggi passati. Il body nero ce l’ho dalle gare a cronometro su strada (2018/19), la divisa di Outdoor e la pentola SeatoSummit, lo zaino e tutte le borse sono state con me in Marocco e in Portogallo. Il ciabattino di Caraglio e mia mamma le hanno ricucite, Marco ha rivettato il coperchio della padella ed ecco come qualcosa che poteva ancora funzionare è lì a farlo.

Proprio come me… Ognuno porta i propri tacun, le proprie cicatrici, dunque la propria storia! Non serve essere perfetti, serve poterlo fare ancora…

La traccia del mio trip l’ho disegnata insieme a papà e Luisa guardando una vecchia cartina delle strade italiane, ho aperto Koomot per tracciare, l’ho poi importata su Garmin Connect e l’ho inviata al mio Edge530. La linea non era la più dritta ma quella che mi interessava do più!

In una di quelle sere, dove con la scusa di una cena parlavamo del viaggio, Rinaldo esternava la sua preoccupazione, ed entrando in un discorso, mi ha chiamato Davide…

E’ il 13 ottobre. Sono già le 9 e il mio desiderio di esplorazione a mezzo umano sta per iniziare. Faccio sempre fatica a lasciare un posto in cui sto bene, dove posso fare tutto ciò che in questo momento della vita mi interessa. Aggancio il pedale, saluto la mia famiglia e per distrarmi un po’ dalle mie emozioni confuse e combattute, faccio partire in diretta Il Volo del Mattino”. Probabilmente, quando finirà, sarò già nella bolla…

Vorrei arrivare in Sicilia, esplorarla, mangiare arancini e cannoli. L’isola è lontana, la traccia che ho abbozzato indica 1.700km perché voglio zizagare verso gli appennini, evitare le grandi città come Roma e Napoli, in una linea sinuosa attraverso l’Italia rurale, quella che mi interessa di più. 

Mi serve pensare al presente, oggi è il 13 ottobre, il primo waypoint è Vercelli. Ho mandato una mail a Laura, il chirurgo che mi ha ridato la vita, vorrei salutarla, abbracciarla. Sono così grato a quella donna decisa, minuta ed energica. Lei mi ha detto che è in ospedale e se avrà finito in sala operatoria, possiamo incontrarci. Purtroppo ci manchiamo ma penso a quanto sono fortunate le persone ferite che stanno capitando sotto le sue mani e auguro il meglio anche a loro. Proseguo fino a Groppello Cairoli, lì mi fermo per la notte, nella parrocchia del paese.

Il planning del secondo giorno è arrivare in Toscana e la sera, dopo 255km sono vicino a Massa dove trascorro la notte in una foresteria insieme a Maria. Cucino con il fornello a gas nella piazza lì davanti e sono già nella bolla del viaggio. I giorni successivi scorrono più o meno uguali e inizio a dare un’impronta ancora più ecologica al viaggio: di tanto in tanto domando ai forni o ai supermercati cibo invenduto. Sono in bici, consumo subito quello che acquisto e so quanto cibo ancora buono viene gettato in quest’era di consumismo, perfezionismo e date di scadenza utili solo a scopi commerciali… C’è chi comprende il discorso, chi mi guarda stupito, ma io voglio portare avanti un valore che va oltre ai giudizi della gente.

Maria, la pellegrina incontrata la seconda sera, mi ha ispirato per il suo coraggio. E’ partita da Aosta senza soldi, se la sta cavando da sola, arriverà a Roma (la fine del suo cammino dopo 48 giorni), la sua missione è compiuta, e brava Maria!

Trovo belle situazioni negli ostelli, tanti francesi sono in cammino, un ragazzo è diretto a Gerusalemme. Fino a Campagnano di Roma tutto più o meno regolare: sveglia prima dell’alba, grandi giornate in bici, arrivo in serata, doccia, approvvigionamenti e cucina. Rivedere la traccia per il giorno dopo e organizzare una comunicazione social molto veloce per non perdere opportunità di incontri. E’ endurance a 360° dove le giornate diventano un po’ schematiche come se fosse un lavoro, la varietà è data dai posti che attraverso, dalle brevi interazioni che incontro nel mio avanzare, dagli accenti che variano quotidianamente, perché in bici viaggio con le mie forze ma comunque mi sposto abbastanza veloce. Scrivo un’email all’abbazia di Montecassino, l’ultimo paese in cui incontrerò ostelli, tra il Lazio e la Campania. E’ piena, posso adattarmi a bivaccare sotto una tettoia ma non me lo concedono. Non voglio insistere e mi muovo verso una nuova soluzione. C’è la foresteria Centro Exodus a Cassino – paese, offrono ospitalità ai pellegrini, chiamo e in quattro e quattr’otto mi dicono di passare e che avrei mangiato insieme a loro. Mi sembra tutto troppo facile ma ormai sono pronto ad accogliere gli eventi, la benevolenza delle persone e parto dopo pranzo bello motivato per arrivare all’Exodus.

Entro in una comunità di persone che stanno cercando di uscire dalle loro dipendenze. Mi accolgono, Israel mi mostra la camera dandomi lenzuola e coperte pulite, lui dice che all’Exodus si sente al sicuro. Christian è l’altro compagno di stanza, mi fa domande e ascolta con attenzione, mi fa i complimenti per il viaggio che ho intrapreso. Sono sinceri, lo capisco dai loro occhi. La realtà è che anche io nutro stima per tutti loro.

Ci vuole coraggio a intraprendere cambiamenti profondi e chiunque decida di farlo, ponendosi i propri obiettivi, qualsiasi essi siano, da qualunque livello si incominci, merita di trovare supporto a livello emotivo.

Gabriel mi dice: “Perchè la vita è bella e stiamo qui a cercare di ripigliarcela!”

Mi sono sentito anche io al sicuro all’Exodus, ho provato il senso del comune, di fare le cose insieme, di dire una preghiera in piedi di fronte al tavolo prima di iniziare a mangiare. Il giorno successivo mi regalano dei dolcetti per la lunga giornata che parte in ritardo causa pioggia. La direzione è Agropoli, un paese oltre Salerno…

Se vuoi passare all’ Exodus, puoi farlo! Contattali qui:

La giornata è lunga ma il calore del centro sud e della sua gente comincia a sentirsi. Rivedo il mare quando scendo lungo l’entroterra che mi porta dopo Salerno. Mi fermo per montare le luci sulla bici, sono attratto dall’energia luminosa del tramonto, non ho una soluzione per la notte, ma ciò non mi preoccupa. L’olio della pasta è colato sulla luce anteriore ma per fortuna non ha danneggiato nulla e dopo averla pulita si accende. Voglio solo arrivare in un piccolo paese dove sarò più al sicuro e dopo una trentina di chilometri lungo il mare, tra la periferia della grande città e qualche paese costiero svuotato dopo il caos dell’estate. Mi fermo in un agglomerato di luci e piccole botteghe aperte. Un alimentari, un paninaro e uno scarico camper sono le uniche attività aperte. All’area camper trovo una tettoia per la notte e una doccia calda, all’alimentari i viveri per la serata. Bivacco su una sdraio da mare e la mattina mi sveglio di buona lena e infreddolito rimango avvolto nel sacco a pelo fin dopo la colazione, sarà l’ultima cosa che piego… Il sole si sta alzando, è previsto gran bel tempo!

Ad Agropoli trovo un ToGoodToGo. che per 2,99 euro mi da un set di bignole che mi nutriranno per tutta la giornata. Subito la salita mi scalda nel settimo giorno consecutivo di bici.

La stanchezza è lì, si fa sentire e ogni giorno ha una forma diversa.

Qualche volta è impazienza, dimenticanza, difficoltà di pensiero, percezione falsata del tempo, poco equilibrio o un piccolo ritardo… Ma quanto mi da l’opportunità di conoscermi meglio questa fatica? Ma quanto è preziosa la fatica, quando scegliamo per cosa faticare!… Proprio quest’ultimo, un piccolo ritardo, per una distrazione di mezzo secondo mi ritrovo per terra, su un altipiano sperduto del Cilento. La vista mozzafiato. Ho tirato fuori il telefono per un breve video e mentre torno ad impugnare il manubrio la ruota entra in uno scolo dell’acqua. Come sono a terra mi rialzo, sono solo sbucciato, qualche piccolo danno al pedale destro, una leva rigata, il nastro manubrio crepato. Mi consolo con due pasticcini mentre l’adrenalina cala e posso rimettere in ordine i pensieri. Sputo un po’ d’acqua sulle ferite della mano e della coscia, innastro il manubrio per confinare il danno, raddrizzo le leve e riparto. E’ una giornata di dure salite quella di oggi. Tanti pezzi superano il 20% che sommati alla mia bici da oltre 20kg, diventa un esercizio di forza e mi sento come sotto una pressa. E’ caldo quaggiù, il sudore dell’estate mi brucia negli occhi, il vento non riesce ad asciugarlo…

Non so esattamente dove finirò stasera ma lungo la costa posso trovare qualcosa. E’ pomeriggio, mi sento molto stanco, parlo ad alta voce anche se sono solo perché mi pare liberatorio. E’ nella testa il difficile, nei pensieri macchinosi per cose normalmente semplici. Tra stasera e domattina in più ho due call importanti per la futura stagione agonistica. Mi serve una doccia per riportarmi lucidità, lavare bene lo sporco dalle ferite. In Calabria trovo un campeggio che mi permette di bivaccare nella veranda di un bungalow vuoto. C’è un tavolo, delle sedie e un piccolo spazio recintanto. C’è tutto quello che serve per rigenerarmi e portare avanti degli impegni a cui tengo e non voglio rinunciare. Ho anche un cerotto per la mano.

WEEK RECAP 1.445 km 12.335 d+ 55h30′

E’ lunedì, sono le 10 del mattino, aggancio il pedale da Diamante in direzione Caria (Tropea), sono poco più di 160km per 1500 metri di dislivello e mi sembra una giornata di scarico. Verso le 13 sono senza acqua e per qualche strana ragione sto entrando e uscendo dalla ciclabile insabbiata bordo mare piuttosto che rimanere sulla strada più scorrevole e diretta. Mi sta portando il destino. Scorgo una doccia con lavapiedi in mezzo a una spiaggia deserta, mi fermo, apro il rubinetto, butta! Alla mia sinistra un asciugamano giallo appoggiato su un bidone, di fronte a me il mare cristallino sotto un cielo azzurro nei 27° nell’aria. Sono in acqua, sto nuotando, mi sento libero e mi viene in mente che per tutta l’estate mi sono privato di questo. Al contempo mi attraversa un brivido e mi sento felice.

Ho sacrificato la mia estate alla montagna, ho fatto sacralità, ho reso sacra la mia preparazione al Tot Dret, ciò a cui ho tenuto in maniera spropositata, per cui mi sono applicato e non c’era niente che sentissi di perdere rispetto a quello che stavo cercando…

Il bagno di due minuti sarebbe dovuto durare almeno due ore, penso mentre sono in bike… La stanchezza accumulata mi fa arrivare da Salvatore (warmshower) contento di essere lì, di trovare un comfort, di decidere in base alle sensazioni cosa farò l’indomani… Mi doccio, mangio in abbondanza e mi corico. Con il respiro entro nei muscoli contratti e li sciolgo, sprofondo in un sonno senza sveglia, senza la necessità di essere in strada la mattina dopo all’alba. Il giorno di riposo me lo godo facendo due passi, cucinando un pranzo che consumo seduto al tavolo, una siesta nel primo pomeriggio. Vado ad accarezzare un ulivo secolare insieme a Salvatore che dice “porta bene!” La sera mi accompagna a visitare Tropea, la gente è in giro in pantaloncini e maglietta, sembra estate.

La strada mi chiama.

Preparo tutto con scrupolo perché sta piovendo, ma guardo il cielo, non è minaccioso e capisco che la giornata si alzerà. Oggi è il giorno dello sbarco a Messina e poi sono diretto a Catania per la notte. Entro in Sicilia con addosso belle sensazioni. Percepisco facilità e voglia di essere esattamente dove sono. Mangio un cannolo e bevo un caffè, sono sull’isola! Catania la trovo bellissima e l’ostello dove passo la notte è un porto sicuro pieno di gente giovane, stranieri con cui è facile entrare in sintonia. La sera esco a mangiare fuori, il mio premio per essere arrivato fin qui e dopo penso alla spesa, cucino per il giorno dopo e mi godo la musica della chitarra e il canto di due ragazzi… Mangiamo ancora colazione insieme, è una bella giornata e punto verso Siracusa. Da lì parto verso l’interno, attraverso fino a sera paesi agricoli e zone totalmente disabitate fino alle ultime luci del giorno. A Mirabella Imbaccari decido di cercare rifugio per la notte e lo faccio inizialmente entrando in chiesa, chiedo al parroco se ha una tettoia da offrire ma no, ha solo due santini della Madonna da regalarmi… Un signore anziano che ha fatto il militare a Cuneo e mi ha custodito la bici fuori dalla chiesa mi indica un bar a cui chiedere e un supermercato dove fare la spesa. La notte è calata e mentre giro un po’ confuso tra gli scaffali del Despar a causa dell’occupazione mentale a trovare rifugio per la notte, arrivo finalmente al dunque e mentre pago in cassa domando a due ragazze la solita tettoia. Un assessore del paese allunga le orecchie e dopo una decina di minuti mi accompagna alla ludoteca del paese. Incontro la maestra dell’asilo e suo marito che mi aprono la porta della scuola materna e mi offrono ospitalità, acqua per lavarmi, gas per cucinare, mele e cracker da mangiare. L’umanità continua a mostrarsi grande e se migliorerò come persona sarà grazie a queste esperienze… Sono presto in bici perché voglio avanzare verso Corleone e perché alle 8 c’è lezione all’asilo. Passo da Canicattì – Caltanissetta – Agrigento. La Sicilia la sto attraversando a zig zag ma devo fare delle scelte rispetto a cosa vedere e cosa no. Ci sarà tempo per tornare, l’Etna sembra così interessante e l’ho soltanto visto perturbato dalla strada…  A Canicattì vorrei fare una foto con il cartello ma ci arrivo con un vetro piantato nel copertone e senza acqua dunque sono impegnato a trovare soluzioni. Ad Agrigento il vento in faccia soffia forte ma rientro presto verso l’entroterra dove trovo l’ultima salita di giornata a chiudere la tappone di oggi da 3000 d+. Stasera sono ospite da Franco “presidente” una persona che vive indipendente da tutto nel suo uliveto insieme a un cane, due gatti e le oche. Nella vita c’è sempre da imparare… L’ultima tappa sicula è veloce, poco più di 100 km e 1500 d+ per arrivare a Palermo. Passando da Corleone incontro solo persone gentili e disponibili tra cui un’associazione che è in piazza con le bici inclusive. Sembra una sincronia, ci scambiamo subito i contatti e ci seguiamo sui social. Adesso qualcuno sa di through sport anche al sud. La domenica mi imbarco per la Sardegna e dopo una serata a Palermo girovagando per la città e mangiando ogni cosa tipica anche sul traghetto continuo il mio carbo load. Sarà che c’è poco da fare, sarà che il corpo esce dalla bolla e si rilassa un momento, i giorni off sono quelli in cui mangio di più e alle dieci e mezza del mattino sto già finendo i due etti e mezzo di cous cous cucinati in ostello ieri sera. Ho fatto una spesa accorta di circa 13 euro e quando sbarco a Cagliari mi rimane solo la sacca vuota. Ho un b&b per la notte, l’indomani ho un’altra call e poi partirò verso il centro della Sardegna. L’idea è di puntare a Oristano e poi salire verso Porto Torres passando per un parco naturale che mi ha incuriosito e in cui sarò ospitato.

WEEK RECAP 820 km 10.060 d+ 33h45′

Soffia il Maestrale a 50/60 km/h dritto sulla mia faccia, mi prende a schiaffi senza tregua e non riesco nemmeno a distrarmi un po’ con musica o podcast, non capisco niente! Decido di deviare un po’ verso l’interno, aggiungo dislivello ma almeno ho il vento laterale, e ruotando un po’ sul sellino mi pare vada meglio. Passo in paesi piccoli e belli, compreso il paese più piccolo di tutta l’isola. Qui è tutto pulito, umile e selvaggio. Bivaccherei uvunque, la natura mi chiama ma a fine mattinata mi risponde Mauro, un warmshower di Oristano che mi offre ospitalità nella loro famiglia. Passiamo una piacevole serata insieme, lui ha fatto delle avventure di endurance abbastanza estreme, è un personaggio interessante e vi consiglio di vedere qualcosa in più su di lui qui: [https://www.mauroabbate.com]. Mi fa fare una lavatrice, ormai tutta la roba puzzava… E’ l’odore della libertà!

Colazione abbondante insieme alla famiglia Abbate e parto, il vento è più cauto e mi sento davvero easy. Il giro di oggi me l’ha tracciato Stefano che è sardo d’origine e io lo ascolto senza far domande. Sono rientrato nella bolla e sto davvero bene solo sulla mia bici, quindi più c’è da pedalare e meglio è! Fantastico andare in giro fuori dalle canoniche ferie italiane, quando in giro c’è solo qualche straniero in van. Più pedalo in questa parte della Sardegna e più la adoro, Bosa è stupenda e tutta la costa sopra ancora di più. Non c’è un metro piatto e il panorama a picco sul mare rende scorrevoli anche le salite più ripide. La prassi di ogni arrivo è beccare il market più vicino al posto per la notte, fare la spesa e prepararsi al relax. Al bar del paese mangio due ghiaccioli di filato ho i pantaloni bianchi di sudore salato quindi metterò tanto sale nei pomodori stasera. Conosco la barista e mi dona un sacco di brioches da condividere con quelli del Cantaru. Stasera sono ospite in questo parco naturale e la scena è composta da Christian un argentino, Jannik un tedesco e Tommaso un bolognese. C’è chi al parco passa e sta lì in cambio di una mano o chi ci vive da anni. Funziona così: hai vitto e alloggio in cambio di aiuto a tenere in ordine il parco con i lavori che ci sono da fare. Qui si dorme nelle roulotte stazionarie, c’è un’area comune con un tendone-vetrato adibito a salotto e cucina, una roulotte anch’essa con cucina, la doccia è all’aperto e l’acqua è alla temperatura del sole, la toilette compostabile. Tutto è ordinato e pulito, loro che vivono lì sono in salute e molto serene… Si può fare! Se volete, guardate qualcosa qui: [https://www.instagram.com/fattoriaeparcolucantaru/]

La parentesi sarda sta per concludersi e io accetto i consigli di chi vive lì, di chi sa. Porto Torres è vicino e decido di visitare le vecchie miniere dell’Argentario. Sembra di essere nel far west, strutture fatte di assi di legno inchiodati e il mare che sbatte sugli scogli lì vicino. Un ragazzo suona il flauto su una panchina ed esiste un bar aperto in tutta quella zona talmente abbandonata da catalizzare i turisti. Proseguo un pezzo per una strada gravel a picco sul mare mentre prego. Soprattutto per gli altri e anche un po’ per me… Arrivo a Porto Torres in comfort zone, è pomeriggio e mancano almeno quattro ore all’imbarco. Mi tolgo la divisa e stendo tutto sulla bici, mi cambio sulla piazza con l’abilità dei movimenti che ho fatto miei in questi giorni, sentendomi esattamente al mio posto con il poco che ho. Mangio il solito pranzo on the road e poi vado al supermercato per la spesa di viaggio. Il cielo adesso è grigio e mentre attendo che apra il gate parlo con un clochard che andrà a mendicare qualche soldo dalle macchine all’imbarco. Ci rivediamo lì e mi augura buona fortuna. Si può essere buone persone indipendentemente da dove ci si trova nella società e quest’uomo mi pare che lo sia…

Questi traghetti sono progettati per fare business e ogni cosa costa almeno 7 euro. Mi sento fortunato ad aver sviluppato una cultura riguardo l’alimentazione e di conseguenza comprendere che è sempre meglio fare una spesa. Sia per la salute che per le tasche. Siamo tutti avvolti dalla notte, salgo qualche piano, esploro e trovo il mio spot. Monto il bivacco tra due sedie, mi fanno sentire protetto e in poco tempo il podcast che ho iniziato ad ascoltare mi accompagna nel sonno. Un sonno disturbato verso una mattina piovosa…

Genova è grigia e umida e penso che avrò la chance di evitare la pioggia, forse. Parto e mi butto in un caffè, poi cerco una pompa per le ruote mezze sgonfie e infine provo a uscire dalla città. Al bar ordino anche una focaccia e casualmente incontro il presidente di Music for Peace [https://www.musicforpeace.it]. Sarà che sono sensibile all’umanità, sarà che non sono troppo informato sulla flottiglia ma quello che fanno mi interessa. Anche la loro sede, lo spirito di condivisione, il fatto che si può partecipare in cambio di qualche genere alimentare mi fa venire voglia di seguirli. Ci scambiamo i contatti e ci diamo appuntamento per il loro festival di dicembre. L’acqua la becco tutta, sul Cadibona non vedo niente e quando i tir mi sorpassano mi lavano completamente. Sto tornando a Cavaliggi, non passerò da Andrea a Dolceacqua perché il tempo è misto pioggia e lui è occupato con la famiglia.

Torno a casa e voglio riprendere subito i miei progetti, sono appagato da questo viaggio anche se ormai è normalizzato averlo fatto. Non fraintendetemi, non intendo dire che è stato banale, anzi…

Ho avuto il cuore pieno di gioia e sono conscio di quanto siano sfidanti le giornate vissute così.

E’ il mio progresso negli anni, le esperienze, la percezione e l’accettazione di questo tipo di stress fisico e mentale, adesso familiare, a far sembrare le cose semplici. Ricordo di quando ero in distress, di come negli scorsi viaggi attraversavo piccole infiammazioni, mi giudicavo quando la stanchezza o qualche paura prendevano il sopravvento…

Questa è l’evoluzione naturale delle cose. Mettersi in ballo e danzare la musica che suona.

WEEK RECAP 525 km 5.800 d+ 21h55′

Quest’anno è stato più corto, arrivavo da una riabilitazione e una stagione ad alto livello e ho preferito sapere di arrivare fresco. Ho degli obiettivi che amo e che voglio coltivare con cura. Accontentarmi dei confini del mio paese è stata una scelta saggia e allo stesso tempo averli definiti con convinzione mi ha permesso di amarli e di esplorarli con tutto il mio entusiasmo e la mia voglia di vivere. Chissà quale sarà il mio prossimo endurance trip!…..

TOTAL RECAP 2760 km 25.965 d+ 110h45′

Puoi vedere il “film” del mio viaggio nelle stories in evidenza sul mio profilo IG:


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