Il mio Blog
Conoscenza per capire, condivisione per crescere, ispirazione per sognare. Un po’ di me e qualcosa per tutti.

Ci sono frasi che oltre ad ascoltarle rimangono impresse. Mio padrino faceva gare in bici. Quando avevo dodici anni mi ha portato a vedere il Tour de France sulla Bonette.

2020, un anno di svolta, di cambiamenti, tutta una questione di punti di vista…Il mio 2020 iniziava pressoché come il 2019. Qui non vi parlo della mia vita privata o lavorativa…

Ventisette anni a pensare che correre fosse un mezzo, qualcosa di utile per un fine più grande. Come quando giocavo a calcio, correvo dietro un pallone, verso un avversario…

L’inverno tra il 2020 e il 2021 era novità e riscoperta. La corsa, lo scialpinismo, la nuova collaborazione lavorativa come consulente e venditore da Gelapajo.

La transizione tra l’estate e l’autunno, soprattutto tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre, è il momento dell’anno in cui accuso maggiormente il colpo, sia sul piano fisico che mentale e motivazionale.

Con la fine di marzo 2022 rientravo dalla Valle d’Aosta e avevo troppa voglia di provare ad attaccare un pettorale in una competizione di Skimo. A metà aprile iniziai la transizione alla corsa sui sentieri e gli allenamenti strutturati da Francesco per la stagione di trail.

Durante l’estate 2022 ho scambiato qualche messaggio con Paolo Viada… Forse un paio di vocali, qualche whatsapp scritto, un incontro nel suo garage e abbiamo progettato un’interessante avventura in bikepacking.

Rientrato dall’avventura in bikepacking verso il Marocco, fremevo dalla voglia di iniziare la preparazione per la stagione 2023 di trail running. Durante i pochi momenti di sosta durante il viaggio in bici, avevo iniziato ad occuparmi delle questioni più burocratiche che potevo seguire a distanza.

Il medico mi allungò la gamba destra e sentii una serie di scatti. Era l’osso del femore che si era riallineato. Mi disse che sarebbe stato necessario un intervento chirurgico d’urgenza perchè il gonfiore della gamba, dovuto al sanguinamento, avrebbe potuto trasformarsi in emorragia.

Il corpo umano dopo un intervento chirurgico è statico, scombussolato, rallentato, allo scopo di garantire almeno le funzioni vitali di base. Provavo un senso di realizzazione soltanto per riuscire a stare seduto sul letto, ad alzarmi in piedi appoggiato al girello o alle stampelle, ad andare al bagno in autonomia. Ecco i miei nuovi obiettivi.

Tra Gravel, bici da strada, ultracycling, usare la bici anche per i piccoli spostamenti quest’estate ho preso gusto alle due ruote.
In fondo basta mettere il body, prendere un antivento ed i carbo necessari per quante ore stai fuori. Montare in sella ed uscire a prendere il vento in faccia!

Sono appagato dall’Endurance Trip in bikepacking. A livello aerobico ho totalizzato 157 ore di allenamento in poco più di 20 giorni. 4.215km e 55.200 metri di dislivello con la Gravel e le borse. Mica male! Sarebbe stato difficile replicare un volume simile attorno a casa…

Da quando ho iniziato con l’endurance sono stato subito attratto da più aspetti riguardanti ciò che lo caratterizza sia direttamente che non.
Adesso, dopo quasi otto anni e migliaia di ore di allenamenti tra corsa, bici, sci alpinismo, nuoto, ecc. mi sento costantemente in una fase di apprendimento con la differenza nell’avere un po’ di consapevolezza in più in ciò che faccio e il perché.

Sono ancora in una fase di comprensione riguardo questa esperienza. Con il passare del tempo il valore e gli insegnamenti iniziati da quel duro momento, variano nella loro forma e nei contenuti.
Non avevo strumenti efficaci per gestire in maniera sana quel periodo ma in qualche modo sono riuscito a sopravvivere.
Tuttavia volevo evolvere verso il momento in cui qualcosa di tutto questo potesse tornare utile.

Lo pensavo, lo dicevo ma non lo pianificavo. In fondo avevo voglia di viaggiare in bikepacking ma non per forza dovevo incasellare un viaggio come se fosse un appuntamento. Sto sperimentando che le cose possono accadere anche senza una rigida pianificazione. Volevo andasse così, come accadono certe cose quando i pianeti si allineano…

Se c’è un posto che mi ha conquistato nel profondo, è la Valle dell’Ubaye.
Questa valle è diventata il mio campo base, il campo da gioco: un luogo dove allenarmi, rigenerarmi, lavorare ai progetti futuri e trovare ispirazione.
Ti porto con me, scopriamo insieme i miei angoli preferiti dove mi alleno, le risorse che mi ispirano e tutto ciò che rende unica questa parte di mondo.

Allenarsi è cercare l’adattamento tramite azioni pensate, programmate e ripetute che creeranno un’evoluzione nel tempo. E’ un discorso che vale per ogni situazione, più o meno complessa. Come umani siamo esseri in grado di adattarci a molteplici situazioni, la capacità, la profondità e la velocità nel farlo dipendono molto dalla nostra motivazione in primis, perseveranza, intenzione e curiosità a sviluppare determinate caratteristiche.

Un venerdì di fine gennaio sono partito in direzione Campan, un piccolo paese nel dipartimento degli Haute Pyrénées. Il mio amico Alain è stato il ponte tra me e la famiglia Jumere. La decisione di affrontare il lungo viaggio era giustificata dalla densità delle competizioni in programma. Lasciare i Pirenei non è stato facile. Non erano solo un luogo, ma un’esperienza, un legame.

Marzo è stato un mese intenso, ma allo stesso tempo incredibilmente fluido. Un fil rouge unisce la mia attività agonistica con nuovi progetti sportivi e associativi, tutti in perfetta sintonia con il mio percorso. Dalle gare di sci alpinismo ai preparativi per la stagione di trail, alla nascita di Through Sport. Ogni esperienza ha avuto un significato profondo, spingendomi a guardare oltre la performance per creare qualcosa di più grande!

Dopo mesi lontano dalle competizioni, ho finalmente vissuto un inverno pieno, fatto di gare, viaggi e momenti autentici vissuti a contatto con la montagna. Durante questo inverno ho viaggiato tra le Alpi e i Pirenei, muovendomi tra Italia, Francia e Spagna. La collaborazione con Lusso Caravan Spa racconta un modo concreto di stare nel mondo, e nello sport. Non solo per spostarsi, ma per vivere in movimento, in sintonia con il proprio progetto di vita.

Ci sono esperienze che ti lasciano qualcosa dentro… Il Trail Camp Alta Valle Grana è pensato per questo: un’occasione per allenarsi, sì, ma soprattutto per condividere, per confrontarsi, per imparare l’uno dall’altro. Allenarsi in questo territorio significa avere una palestra naturale completa. Ed è proprio questa varietà che rende il Camp così speciale: adatto a chi vuole migliorarsi, con rispetto per la montagna e per i propri limiti.

La fine dell’inverno segna ogni anno un momento di passaggio. Poi, come ogni primavera, ho chiuso la stagione skialp e rimesso le scarpe da trail.
Una delle scelte più naturali e potenti che ho fatto è quella di allenarmi, il più possibile, attorno a casa, in Valle Grana. Qui conosco ogni sentiero, la durezza del fondo, le pendenze e gli sviluppi ideali per le ripetute. L’adattamento alla corsa lo svolgo sempre tra bosco e media montagna, dove posso giocare su terreni morbidi fino a 2000 metri.

C’è un momento speciale, ogni volta. Quell’istante in cui mi sveglio la mattina, apro la porta del van e respiro a pieni polmoni l’aria di montagna. So che sono già qui e adesso comincia tutto.
Il van non è solo un mezzo per spostarsi, ma il filo conduttore che unisce allenamenti e gare, fatica e riposo, sogni e realtà. Nella mia stagione da atleta di ultra trail running è diventato parte integrante del mio modo di vivere e gareggiare. Un compagno silenzioso, presente, indispensabile. Qualche riga per condividere come…

Che mesi intensi, pieni di momenti fuori! Ho visto tramonti meravigliosi, ho corso sotto cieli stellati, davanti a me avevo solo la bolla della mia frontale. Ho mosso passi lenti e veloci…
Ora, sull’orlo di questa estate, ho bisogno di scrivere memorie per fissare il valore di momenti così semplici, così pieni da rimanere con me per sempre oppure volare via in un soffio lasciando spazio ad altri.
Tot Dret mi ha dato una nuova direzione. È cambiato il mio modo di allenarmi.

Che significato ha vincere una gara? Quanto dura il momento di una vittoria? Che sapore ha una lacrima esplosa per emozione, mischiata agli spruzzi dello spumante sulla pelle sudata? Che valore hanno gli abbracci sinceri di chi ci ha creduto insieme a te?
Queste domande mi sono uscite spontanee mentre ho iniziato a scrivere. Per questo, di Tot Dret scriverò in un flusso tra gara, emozioni e valore soggettivo.
Tot Dret non l’ho vinto da solo: è stato un grande affare di squadra!

Quest’anno ho deciso di rotolare verso il sud. Volevo il comfort del caldo, conoscere l’Italia e gli italiani… Il materiale che ho scelto di portare con me è lo stesso di viaggi passati. Ognuno porta i propri tacun, non serve essere perfetti, serve poterlo fare ancora…
Inizio a dare un’impronta più ecologica al viaggio, voglio avanzare valori che vanno oltre ai giudizi della gente…
La stanchezza è lì, si fa sentire e ogni giorno ha una forma diversa.

