
Il mio inizio nell’endurance
Ci sono frasi che oltre ad ascoltarle rimangono impresse. Mio padrino faceva gare in bici. Quando avevo dodici anni mi ha portato a vedere il Tour de France sulla Bonette. Quel giorno mi ero finito, avevo preso la mia prima cotta seria, i corridori non li avevo visti passare e la bici non l’ho più toccata per diversi anni…
Tra il 2015 e il 2016 l’avevo ripresa quella bici, mi piaceva pedalare insieme a ciclisti più esperti di me e tra qualche fatica, tanti bei momenti a prendere vento in faccia.
Mio padrino aveva notato che pedalavo con una certa costanza e quando mi iscrivevo a qualche granfondo chiedevo sempre consigli a lui. Un giorno mi disse qualcosa in più, quella frase che io interpretai come una possibilità rispetto ai soliti consigli per tornare a casa intatto da una gara di bici. “Se hai voglia di migliorare, senti questa persona. Dovrai impegnarti ma ne varrà la pena”.
Avevo appena aperto un’attività in proprio, lasciato il calcio perché saturo da quell’ambiente con l’idea di evitare impegni fissi al di là della nuova avventura lavorativa.
Eccomi impegnato sette giorni su sette insieme a quella persona che avevo contattato.
Volevo fare gare di ciclismo su strada, le mediofondo e più in là le granfondo, lì per lì non sapevo esattamente quali e conoscevo poco il mondo del ciclismo amatoriale.



A ventitrè anni stavo iniziando seriamente uno sport di endurance. Ottobre 2016, autunno, il momento ideale per iniziare ogni preparazione quando vuoi gareggiare dalla primavera all’autunno.
Ricordo giorni pienissimi, incastri di allenamenti e lavoro, la sveglia spesso puntata alle cinque del mattino, le uscite in bici con i primi esercizi e la sera in palestra dopo il lavoro. Arrivavo a casa alle dieci di sera e la mia giornata finiva poco dopo.
Per tutto questo serviva energia e motivazione ma percepivo come se questi due ingredienti una volta investiti fin quasi ad esaurimento poi ritornavano il doppio.
Ho corso in bici da strada fino al 2020, l’anno del Covid.

Sono stati anni di esperienze ricchissime. Dagli allenamenti ai test, la preparazione, i massaggi, la tensione prima delle gare, le gare in linea nella provincia di Cuneo, il sovrallenamento, le granfondo internazionali, le cronometro singole e a squadre, i training camp a Tenerife e Gran Canaria, l’ingresso nella squadra di Reaction, le qualificazioni e la finale ai Mondiali Amatori, le clavicole rotte, la prima vittoria e il podio alla Fausto Coppi (la gara top di ogni Cuneese).
Stavo cadendo in amore per gli sport di resistenza e naturalmente volevo sempre più allungare le distanze ed il tempo degli allenamenti. In quella fatica durante l’esercizio iniziavo a intuire valori, significati e conoscevo me stesso.
Imparavo la dedizione, fare scelte verso gli obiettivi e lasciare fuori distrazioni.
La parentesi delle competizioni in bici terminò ma l’elemento bici oggi è vivo e presente nella mia vita, declinato in tante maniere diverse.


