
Il trasferimento in Valle d’Aosta. Il training in skimo, la vita in quota e l’intuizione.
La transizione tra l’estate e l’autunno, soprattutto tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre, è il momento dell’anno in cui accuso maggiormente il colpo, sia sul piano fisico che mentale e motivazionale. E’ un momento in cui voglio essere coinvolto in qualcosa di veramente motivante che mi faccia da ponte verso l’inverno che invece adoro per le differenti attività che posso svolgere.
L’autunno del 2021 non è stato differente ed io ero in ritardo perchè non avevo pensato in anticipo ad un “progetto-ponte” verso l’inverno. In un pomeriggio di ricerca e progettazione di una possibile traversata in modalità rando/trail con tappe nei rifugi, proprio mentre cercavo di geolocalizzare i rifugi presenti sulle Alpi Occidentali, capitai su un sito di annunci lavorativi che mi fece riflettere circa alcune possibilità.
Sostanzialmente ero finito sulle offerte di lavoro in rifugi di montagna e in Valle d’Aosta c’erano diverse possibilità. Mi sono immaginato in un posto in cui potevo combinare l’allenamento sugli sci d’alpinismo al lavoro in rifugio, dormire in quota e avere pochissimi tempi morti dati dagli spostamenti, di modo da ottimizzare al massimo il tempo che volevo investire per evolvere la mia passione.
Mi sono messo all’opera, ho contattato diverse strutture nella Valle di Gressoney, sono partito di domenica per andare a provare il lavoro arrivando ai rifugi già con gli sci nei piedi ed il ricambio nello zaino. Ho declinato situazioni stimolanti dal punto di vista dell’evoluzione come gestore rifugista perché avevo bene a mente quello che cercavo: un lavoro che mi permettesse di allenarmi. Volevo lavorare bene ed allenarmi bene e per poter combinare queste volontà bisogna conoscere le esigenze sia del lavoro che dell’allenamento che dei bisogni di recupero in termini fisici e di stress. Prendere decisioni in funzione delle nostre priorità talvolta è complicato e bisogna imparare anche a dire di no.



La soluzione ottimale l’ho trovata al Ristoro Sitten tra Staffal (Gressoney) ed il Colle Bettaforca, sotto il Monte Rosa. Il lavoro era scandito da un doppio turno e mi permetteva di avere le ore centrali della giornata tutte per me. Vivevo a 2300m di altitudine, sia che volessi scendere in paese o salire al colle o andare sul ghiacciaio, dovevo farlo con gli sci d’alpinismo.
Insieme al gestore Beppe Comola ed allo staff abbiamo lavorato tutta la stagione. Beppe è un uomo di poche parole ma di parola e i patti che avevamo stabilito sono sempre stati rispettati.
Ero molto contento di vivere in altura perché era uno dei vantaggi che avrei apportato al mio corpo per i mesi successivi. Le mie giornate erano scandite da routine ben precise ed io mi sentivo focalizzato sul portarle a termine. Volavano tra il lavoro, l’allenamento, mangiare, lo stretching nei momenti serali o presto la mattina. Un paio di volte a settimana scendevo a Gressoney St. Jean dove avevo trovato una palestra in cui potevo allenare la forza a secco o fare delle corse su strada o sui sentieri vallonati attorno al paese.

Iniziavo a sentire dentro me una grande energia. Più mi allenavo più avevo energia da riversare nella vita e tutto questo mi portò a volerla ottimizzare, farci qualcosa di utile ma soprattutto non sprecarla.
Ero già passato attraverso un periodo di overtraining nel 2018 e la volontà di prima unita a questo ricordo fece si che una sera aprii il mio portatile e scrissi una mail a Francesco Chiappero (ReAction)…
In quella mail gli scrissi del contesto per parlargli poi di una visione, di obiettivi, di un percorso sportivo che ormai si intrecciava con la mia vita portandomi a fare scelte in funzione di esso.
Francesco ha voluto capire, mi ha ascoltato, é stato coinvolto e nel giro di pochi giorni ero a Saluzzo nel suo centro ReAction per partire con i primi test di laboratorio e definire i cicli di allenamento in funzione degli obiettivi che avevamo stabilito insieme per iniziare la nostra nuova collaborazione nel TrailRunning sulle lunghe distanze.


