Trail Running 2023 in professional mood
Rientrato dall’avventura in bikepacking verso il Marocco, fremevo dalla voglia di iniziare la preparazione per la stagione 2023 di trail running.
Durante i pochi momenti di sosta durante il viaggio in bici, avevo iniziato ad occuparmi delle questioni più burocratiche che potevo seguire a distanza.
Era novembre, avevo uno sponsor che mi avrebbe permesso di dedicare tempo all’allenamento e alle trasferte delle competizioni. Una nuova collaborazione con Enervit, l’affiatamento sempre crescente con Reaction e altri sponsor a supporto delle necessità di una stagione da sviluppare in maniera professionale.
Stavo accarezzando il mio sogno, quello per cui ho indirizzato molte mie scelte e forze.
Gli obiettivi annuali sarebbero stati principalmente due competizioni internazionali del circuito UTMB, Lavaredo Ultra Trail a Cortina sulla distanza 80K e Nice Cote d’Azur sulla distanza 115K.
Queste due gare sarebbero state necessarie per un obiettivo a medio termine in agosto 2024, la qualificazione alla finale denominata CCC, la 100K che si corre da Courmayeur a Chamonix passando per Champex Lac. Questo evento rientra tra le finals del circuito mondiale UTMB.
Per preparare questi eventi avrei passato l’inverno principalmente sugli sci d’alpinismo con qualche gara di skimo per poi effettuare la transizione alla corsa nel mese di aprile.
L’inverno passò veloce tra allenamenti nella zona di Artesina – Mondolè Ski, nella Valle dell’Ubaye – alpi francesi del sud e le competizioni nella Savoia francese in Maurienne e Tarantaise.



Ho conosciuto nuovi compagni di allenamento, uno tra tutti speciale, con cui è nata una vera amicizia, Alain Bellagamba, mentore e persona di spessore umano oltre che atletico e capace di donarmi preziosi insegnamenti sulla montagna e sull’approccio agli sport che si praticano in ambiente.
Lo skimo è un ottimo modo per fare tanto volume aerobico di base evitando le sollecitazioni articolari a cui si è soggetti correndo. E’ ideale per stare in montagna nella stagione invernale e le competizioni sono utili per mantenere la confidenza con la routine al pettorale.
Verso inizio maggio avevamo programmato le prime gare test sui sentieri. Queste erano il banco di prova della buona riuscita della preparazione invernale, di strategie nutrizionali e stimolo per aumentare l’intensità di una seduta lunga insieme ad altri atleti.
La stagione iniziò bene con una vittoria sulla combinata del Mottarone, Mottyno run il sabato e Maxi trail la domenica. Un secondo posto al trail di 55K di Cruet nella Savoia francese e la mia prima vittoria nella gara di rifinitura prima di Lavaredo, la Dolomiti Extreme, gara che ho corso per Enervit nella selvaggia Valle di Zoldo.
Alla Lavaredo 80K centrai un ottavo posto correndo una gara controllata e regolare con una gestione ottimale considerando il tempo di stop totale di 1’40’’ su 9h14’ di corsa in totale per concludere gli 82km e 4600m di dislivello della prova.
Partecipai anche a CAUT per il terzo anno consecutivo con l’obiettivo di tentare il record del percorso che avevo previsto intorno alle 9h30’. Corsi con una gestione ottimale anche se le sensazioni non erano le migliori e infatti alla sesta ora di gara fui colpito da gravi problemi intestinali che mi costrinsero alla resa rispetto al tentativo di record. Lottai fino al traguardo di Cervasca che tagliai in seconda posizione ma con un nuovo PB di 1’ inferiore rispetto a quello dell’anno precedente.
A metà luglio presi una pausa dalle competizioni per rigenerare la testa e fare il pieno di entusiasmo per il finale di stagione.
La voglia di rimanere in montagna fece si che ideai, con l’aiuto di mio papà e Luisa, una traversata in montagna tra le Alpi Marittime e Cozie in solitaria, stile ultraleggero con pernottamenti tra bivacchi e rifugi.
Qui assaporai la contemplazione della natura e il flow che ti impone la montagna più tecnica e scalai la cima Maledia, i Gelas e l’Argentera. Sentivo il bisogno di fare qualcosa di diverso e sopratutto ancora più lento ed intenso rispetto alla corsa sui sentieri battuti.
Terminai la traversata a san Bernolfo in Valle Stura causa scarpe completamente distrutte e ritornai a Peveragno in autostop. Casa di mia nonna Rita, sotto la Bisalta, era il luogo di partenza dell’avventura e cima Besimauda la prima ascesa.
Ripresi gli allenamenti ad inizio agosto nella Valle dell’Ubaye. A seguito di questo un periodo di heat training tra Ventimiglia e la Costa Azzurra ed ottenni un pettorale per correre la SwissePeak 70K nel Vallese in Svizzera.
Andai in Svizzera da solo con la volontà di correre la gara in totale autonomia (72K 4300m di dislivello) e dopo una piccola crisi energetica, conclusi in crescendo terminando in rimonta sul secondo gradino del podio.
Questo blocco di allenamento unito alle mie sensazioni faceva ben sperare in un finale di stagione al top.
Arrivò regolare la settimana pre-gara di Nizza. Mentre organizzavo la logistica ed insieme alla crew coordinavamo i ristori, dentro me provavo emozioni che non riuscivo a decifrare.
La mia motivazione alla competizione non era la solita. Sentivo quell’evento in maniera strana ed eccessiva erano pensieri macchinosi e difficili e faticavo ad immaginarmi alla fine.


Sapevo di essere solido per via di tutto ciò che avevo costruito durante l’anno e mi convinsi, forse solo a livello mentale, che l’avrei comunque passata bene.
Purtroppo quella mattina non andò così… Dopo la partenza veloce da Roubion e solo un’ora di gara, all’imbocco della prima salita, scivolai compiendo una brutta rotazione sulla gamba destra…
Provai a rialzarmi d’istinto e sentii un brutto scatto che mi fece ricadere a terra. Non riuscivo più ad alzarmi e mi ero appena infortunato. L’infortunio più grave di tutta la mia vita finora.
Riuscii a stabilizzare la mia gamba insensibile e chiamare la mia crew. Mi raggiunsero presto insieme. Anche il medico di gara era lì ed aveva chiamato l’elisoccorso per un intervento di urgenza, direzione pronto soccorso di Nizza.


